Più si avvicina la data delle “elezioni” presidenziali (28 luglio), più si fa palpabile la disperazione del regime di Maduro di fronte al debordante sostegno popolare verso l’opposizione, già chiarissimo ed inequivocabile da mesi: il dittatore chavista e gli apparati repressivi infatti sono impegnati da tempo in ogni genere di azione ed attività in grado di disturbare e ostacolare qualsiasi iniziativa politica di Maria Corina Machado, che continua imperterrita a raccogliere folle immense ad ogni comizio in lungo e in largo nel Paese.
Oltre alle strade devastate dagli scavatori, i ponti sui fiumi chiusi, le chiusure arbitrarie dei locali dove gli organizzatori del tour di Machado trovano ospitalità (alberghi, ristoranti e via dicendo), e oltre – ça va sans dire – alle decine di membri dei comitati dissidenti arrestati dalla polizia politica madurista e dai servizi di intelligence, dediti quanto mani prima alla repressione e all’instaurazione di un clima di intimidazione e terrore, Maduro e i suoi strateghi della propaganda non potevano certo rinunciare ad un grande classico della disinformazione tipica di qualsiasi autocrazia che si rispetti: la denuncia di complotti, tentativi di attentati e piani di destabilizzazione orditi dalle forze oppositrici.
Pochi giorni fa, si è diffuso nei social network un video girato da un gruppo di sedicenti paramilitari colombiani appartenenti alla sigla “Autodefensas Conquistadoras de la Sierra Nevada”, video in cui questi rivelano di essere stati contattati dalla “ultradestra” venezuelana in vista di possibili azioni violente da scatenare il giorno delle elezioni per destabilizzare il regime di Maduro. Pochi giorni dopo, era la volta di un altro video in cui gli stessi sedicenti paramilitari ribadivano di essere stati destinatari di un’offerta “di lavoro” dalla dissidenza venezuelana, ma si dicevano anche disponibili a fornire al regime chavista tutti i dettagli e le informazioni al riguardo, per evitare che trionfasse la violenza al confine tra Venezuela e Colombia.
Di tutta evidenza, trattasi di denunce false, montate ad arte dalla dittatura comunista venezuelana per accampare pretesti in vista di chissà quale azione di persecuzione contro la dirigenza dell’opposizione. I video dei sedicenti paramilitari colombiani della Sierra Nevada (area del territorio colombiano nordorientale che confina effettivamente con il Venezuela), non a caso, vengono presi dal dittatore e “candidato” presidenziale Maduro come prova certa di presunte manovre di una presunta (e inesistente) ultradestra venezuelana che intenderebbe incendiare il Paese in caso di una (secondo Maduro, sicura) sconfitta elettorale del 28 luglio. “Chiedo al Procuratore Generale Tarek William Saab di assumere l’iniziativa di investigare su questi fatti, è grave!”, sostiene l’autocrate ricercato dagli Stati Uniti per narcotraffico.
Che cosa significhi questo ordine rivolto da Maduro all’autorità giudiziaria (totalmente asservita al regime), non occorre avere molta fantasia per capirlo. Occhi puntati, quindi, non solo sullo sviluppo dei fatti nel corso dell’imminente giornata elettorale, ma anche e soprattutto immediatamente dopo. Comunque vada a finire infatti, è tutt’altro che sorprendente assistere ad arresti e persecuzioni basati sui balordi, ridicoli montaggi della propaganda chavista.
Andrea Merlo