Si è appena conclusa la Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina, due giorni di preziose discussioni sul futuro di Kiev e del popolo ucraino, ormai da più di tre anni martoriato da una criminale aggressione militare russa. A latere dei lavori che ha presieduto il Presidente Meloni, numerosi eventi si sono tenuti nella cornice della capitale.
Tra questi, ho avuto il piacere di partecipare al convegno “Breaking the chain: countering shadow fleet operations in Europe’s strategic waterways”, organizzato dall’Università di Cambridge in collaborazione con ECFR, CREA e LUISS, e alla Riunione parlamentare presso la Sala del Mappamondo della Camera dei deputati, organizzata dal presidente del gruppo interparlamentare Italia-Ucraina, Giorgio Mulè. A Montecitorio, al tavolo anche i vicepresidenti della Verkhovna Rada, Oleksandr Kornienko e Olena Kondratjuk.
L’Italia ha giocato in questi giorni un ruolo da protagonista. Basta guardare ai numeri della Conferenza per la Ricostruzione per rendersi conto che sì, è stato un appuntamento storico: oltre 5mila partecipanti, fra cui circa 100 delegazioni governative e 40 di Organizzazioni Internazionali, incluse le principali banche di sviluppo, 2.000 aziende e rappresentanti di autonomie locali e società civile. Numeri a cui si aggiungono quelli degli accordi, circa 200, con un impegno complessivo di 10 miliardi di euro.
Di certo non sarà una strada in discesa, ma come ha ribadito il Presidente Meloni la Conferenza è stata “il punto di partenza per il miracolo economico dell’Ucraina”. Un miracolo, perché ogni edificio – asili, scuole, ospedali, chiese, municipi – che sarà ricostruito sarà ricostruito anche con l’aiuto dell’Italia e dell’Europa. Aiuto che ogni generazione, soprattutto le più piccole che stanno vivendo la tragedia della guerra, salderà ancora più forte l’amicizia tra i nostri popoli. Non è di certo soltanto una questione calcolata di investimenti, infrastrutture, progetti: è una grandissima operazione al cui cuore risiede quel sentimento di appartenenza e amore di patria che da sempre anima l’Europa. L’Italia, non a caso, ha scelto anche di occuparsi di alcuni dei simboli dei luoghi che compongono il mosaico identitario della Nazione ucraina, come la Cattedrale di Odessa.
La Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina è piani e risorse per la ripresa di una Nazione ma al tempo stesso è un messaggio politico di fiducia e determinazione per un popolo che ha tutto il diritto di riprendersi il suo futuro, e di riacquisire benessere e progresso.
È sempre più forte il convincimento che un’Ucraina sicura, indipendente, sovrana corrisponda a un’Europa più sicura, e viceversa. Questa convinzione – penso al Parlamento italiano – va anche oltre la maggioranza parlamentare. Anche il concetto di “pace attraverso la forza” è ampiamente sentito.
L’ho potuto constatare in questi ultimi giorni, così come una decina di giorni fa a Copenaghen alla riunione COSAC – la Conferenza delle Commissioni parlamentari per gli affari europei. Qui, si è parlato ampiamente dell’Ucraina nel contesto della difesa e della sicurezza europea. Anche alla luce dell’ultimo vertice NATO, si va rafforzando sempre più la consapevolezza che vi è l’urgenza di costruire un solido pilastro europeo all’interno dell’Alleanza Atlantica. Costruire un pilastro europeo significa anche rafforzare la cooperazione industriale e tecnologica dual use, e a tal proposito – proprio alla COSAC – il Ministro della difesa danese Troels Lund Poulsen ha sottolineato come la collaborazione già in atto tra Danimarca e Ucraina stia dando eccellenti risultati.
Un passo fondamentale – a livello europeo – sarà quello del Tribunale speciale nel quadro del Consiglio d’Europa. L’uso degli strumenti della giustizia internazionale per l’Ucraina è un tema importante, posto al centro più volte nei dibattiti degli scorsi giorni. All’ultimo Consiglio europeo è stata ribadita la determinazione dell’UE a garantire il pieno accertamento delle responsabilità per i crimini di guerra commessi durante la guerra così come la necessità di attivarsi per porre fine alla atrocità subite dai prigionieri di guerra nei campi di detenzione. È però importante anche raccomandare una migliore informazione a riguardo, perché si parla di atrocità documentate: farli conoscere e sensibilizzare i cittadini è un ulteriore modo per comprende la reale faccia di questo conflitto.
È altrettanto evidente, poi, che Mosca sia assolutamente contraria a intraprendere qualsiasi strada per la pace. Non va commesso però l’errore di essere pessimisti, o di cedere alla debolezza. Anche questo senso di speranza è stato ed è uno dei significati della Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina di Roma.
L’Ucraina è nel cuore del nostro continente, e la reale vittoria sarà vedere un’Ucraina prospera e interconnessa dentro l’Unione europea – a tutti i livelli: culturale, politico, sociale, economico, energetico, logistico.
La dimensione marittima sarà estremamente rilevante, di fatti giocherà in futuro un ruolo cruciale. L’iniziativa dei Tre Mari – Baltico, Adriatico, Mar Nero – è un grande obiettivo e sì, indubbiamente una sfida ma non una chimera, anzi. L’idea dietro è che i mari sono grandi vasi comunicanti, e che il Mar Mediterraneo è punto nevralgico di molti altri Mari, Baltico e Nero compresi. L’inclusione di Kiev in questo progetto rappresenterà un corridoio incredibile anche verso anche i Paesi non UE: aprirà la porta all’estensione ai Balcani, altri paesi – penso alla Turchia, che è player atlantico importante – potranno giocare un ruolo. Il tutto sarà una ulteriore mossa di contrasto a quello che da tre anni, o in verità da decenni, vediamo: una Russia aggressiva che cerca di espandersi e controllare lo spazio marittimo europeo.
Giulio Terzi di Sant’Agata