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Israele in guerra

Oggi e sempre con Israele, fianco a fianco nella lotta contro l’antisemitismo e il terrorismo

Giulio Terzi di Sant'Agata Pubblicato 6 Dicembre 2023
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La sera del 5 dicembre, a Piazza del Popolo, Roma, migliaia di persone si sono radunate compatte e speranzose, con in mano la bandiera di Israele, per far sentire il loro “No” all’antisemitismo e al terrorismo e riaffermare con forza il diritto di esistenza e difesa dello Stato ebraico di fronte all’attacco genocida che ha subito il 7 ottobre scorso. Sono stato orgoglioso di partecipare, assieme a tanti colleghi di diversi colori politici, a tale manifestazione in quanto ritengo sia fondamentale, da parte di tutti noi e ancor di più da parte di noi politici, rappresentanti dello Stato, far sentire la nostra solidale e attiva presenza.

No al terrorismo genocidario di Hamas, sì all’integrità e al diritto alla difesa dello Stato di Israele. No a ogni forma di oltranzismo, sì alla libertà di parola, espressione, religione. Sembra inconcepibile eppure oggi più che mai serve ribadire questi concetti, perché speravamo di aver sradicato dal nostro mondo il seme dell’antisemitismo e dell’odio nei confronti degli ebrei ma, invece, abbiamo visto la vandalizzazione delle quattro pietre di inciampo e le scritte antisemite sui muri del ghetto di Roma, e molti altri episodi verificatisi in tutto il mondo, da due mesi a questa parte, contro i cittadini israeliani e i simboli dell’ebraismo. Lo chiarisco ancora una volta: Israele, caposaldo insostituibile dell’Occidente e dell’Europa stessa, ha subito un attacco terroristico senza precedenti, fatto da sadici carnefici. La piazza di ieri, dopo le tante manifestazioni emerse in tutto il Paese pro Hamas, fortemente critiche dello Stato ebraico, addirittura contestatrici della sua esistenza, non solo era necessaria, era un obbligo morale. Perché ci sono alcuni ambienti e alcune persone che perseverano diabolicamente nel supportare i terroristi. Lo scrivo con grande rammarico e tristezza, abbiamo visto addirittura relatrici di alcune manifestazioni contro la violenza sulle donne del 25 novembre scorso inneggiare Hamas: un controsenso che sottolinea la totale ignoranza dei fatti oggettivi accaduti da parte di alcuni movimenti femministi. Perché va detto, i terroristi jihadisti hanno usato violentemente le donne israeliane come strumento di guerra, senza fermarsi allo stupro. Ci sono state donne violentate (da vive e da morte), corpi smembrati e poi bruciati, mutilazioni e seni tagliati. Bambine, ragazze, donne, anziane abusate fino a romper loro le ossa. Le brutalità che Hamas ha commesso, contro i civili israeliani e in particolare contro il genere femminile, sono odiose, neanche proprie delle bestie. Come si può non condannare fermamente tutto questo? Come si può contestare, di fronte a tali brutalità, la reazione di Israele?

Sul piano internazionale, la richiesta immediata di rilascio di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas e il rispetto del diritto alla difesa di Israele sono due punti fondamentali. Teniamo presente che l’operazione delle forze militari israeliane a Gaza è un’azione che ha come obiettivo l’abbattimento e l’eliminazione dell’organizzazione terroristica di Hamas. Ed è un obiettivo che tutti noi, in quanto europei e occidentali, dobbiamo sostenere, perché nell’interesse del mondo libero in cui viviamo. Hamas, come Hezbollah, Palestinian Islamic Jihad ed altre, è una organizzazione terroristica – non possiamo e non dobbiamo commettere l’errore di metterla sullo stesso piano dell’esercito israeliano, che nel rispetto delle norme internazionali combatte per difendere i propri cittadini. Sarebbe grave dare ai terroristi prerogative di statualità, o riconoscimenti ufficiali al pari di altri attori della comunità internazionale. È altresì un assoluto imperativo morale fornire ogni sostegno umanitario alla popolazione civile di Gaza non coinvolta nelle operazioni terroristiche.

Sul piano nazionale, nelle azioni quotidiane della politica, nazionale o locale che sia, dobbiamo continuare a impegnarci a sostenere Israele. Ho ribadito proprio qualche giorno fa in Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, presieduta dalla Senatrice Liliana Segre, la mia preoccupazione per il perdurare di alcuni episodi che non fanno altro che favorire il già dilagante antisemitismo, come l’elaborazione e divulgazione in ambiti accademici italiani di documenti che costituiscono una chiara negazione all’esistenza stessa dello Stato di Israele, così come la diffusione di visioni distorte e fuorvianti, che alcuni media italiani continuano a pubblicare, insieme ad alcune organizzazioni di categoria. Alimentare la disinformazione, travisare la realtà dei fatti è una azione gravissima, e soprattutto pericolosa. Proprio per tale motivo, in occasione del Summit Roma – Gerusalemme, convegno tenutosi al Senato lo scorso 23 novembre a cui ha partecipato anche Alon Bar, Amb. di Israele in Italia, è stato lanciato un manifesto di 10 punti per la lotta globale all’antisemitismo. 10 punti che affermano il dovere di sradicare non solo tutte le forme di questa pericolosa ideologia ma anche di estirpare la disinformazione, i deviati insegnamenti delle scuole e tutto ciò che avviene attraverso i finanziamenti comunitari e nazionali per l’Autorità Palestinese, di cui si stima che percentuali rilevanti siano indirizzate ad Hamas e organizzazioni simili. Nello stesso solco è il documento promosso dal Professor Vito d’Andrea e firmato da 200 scienziati – vere eccellenze italiane – a sostegno dell’integrità e del diritto alla difesa dello Stato di Israele, e di una ferma condanna al terrorismo genocidario.

Iniziative di questo tipo sono essenziali, perché è necessario difendersi da ogni forma di radicalizzazione fondamentalista, da qualsiasi parte essa provenga, che sia nei media, nel web, nel mondo della ricerca, nel dibattito politico.

Nel nome del nostro modo di vivere e dei nostri valori occidentali, nel nome delle nostre istituzioni democratiche e della nostra libertà, manteniamo alta l’attenzione e non lasciamoci confondere le idee: condanniamo senza sé e senza ma il terrorismo genocidario che ha colpito il popolo e lo Stato di Israele e sosteniamo, in modo deciso, il diritto dello Stato ebraico a difendersi e reagire dalle forze di Hamas. Oggi e sempre.

Perché non è nella straordinarietà degli eventi ma anche e soprattutto nell’ordinarietà di essi che vanno ricordati e difesi i nostri principi: l’antisemitismo e il terrorismo siano combattuti, sempre.

Giulio Terzi di Sant’Agata

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Giulio Terzi di Sant'Agata 6 Dicembre 2023
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da Giulio Terzi di Sant'Agata
Diplomatico e politico, è Presidente Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato della Repubblica
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