Lo scorso 8 novembre l’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha pubblicato un rapporto sulla situazione dei diritti umani nel semestre dal novembre 2023 all’aprile 2024 in cui l’organismo diretto dall’Alto Commissario Volker Türk descrive le condizioni che affliggono gli abitanti della Striscia di Gaza e gli ostaggi israeliani ancora nelle mani dei sequestratori.
Con l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas ed altri gruppi terroristi contro Israele, e la conseguente risposta delle Israel Defence Forces (IDF), i palestinesi sono precipitati in un abisso di morte e distruzione per evidente ed esclusiva responsabilità del terrorismo genocidario di Hamas e delle mostruose violenze contro Israele e la nazione ebraica del 7 ottobre.
La situazione è ulteriormente degenerata a causa lo scontro asimmetrico tra uno Stato democratico che si impegna ad agire nel solco del diritto umanitario internazionale e un’organizzazione terroristica che colpisce indiscriminatamente non soli i civili in Israele, anche con i sui proxies come Hezbollah e Houthi, ma utilizza il suo stesso popolo con assoluta ferocia come scudo umano dietro i quali disseminare armi risorse umane e armamenti. Lo stesso Sinwar aveva affermato che la morte di migliaia di civili equivale a un “sacrificio necessario” nel nome della resistenza ad oltranza di Hamas.
Benché il rapporto sia molto duro nei confronti di Israele, esso contiene alcuni dati diversi da quelli a cui molti giornalisti, politici, osservatori e perfino la stessa ONU, con la Corte di Giustizia Internazionale, si sono spesso affidati attingendo ad una fonte a dir poco discutibile: il “Ministero della Salute palestinese”, ovvero Hamas.
Il rapporto indica infatti che se per il Ministero della Salute di Hamas, tra il 7 ottobre 2023 e il 30 aprile 2024, sono 34.535 le vittime palestinesi a Gaza, il numero di uccisioni verificate dall’OHCHR fino al 2 settembre 2024 (quindi un periodo più lungo) è di 8.119, di cui 2.036 donne e 3.588 bambini (1.865 ragazzi e 1.723 ragazze). Di queste cifre verificate, 7.607 sono persone uccise in edifici residenziali o alloggi simili, delle quali il 44% bambini, il 26% donne e il 30% uomini.
A questo dato, per il quale bisogna tenere presente un certo margine di errore a causa delle difficoltà nelle operazioni di monitoraggio e verifica, si deve aggiungere il fatto che “alcune vittime sarebbero state raggiunte da razzi vaganti sparati da gruppi armati palestinesi che cadevano a breve distanza”.
Altro capitolo interessante è quello degli scudi umani che i terroristi impiegano a protezione delle strutture civili di Gaza, in primis ospedali e scuole, utilizzate per fini militari, cioè per depositare armi, lanciare attacchi missilistici e assalti alle truppe israeliane.
Vi è infine un altro punto che merita attenzione, quello dei media. Secondo il Sindacato dei giornalisti palestinesi, il numero di giornalisti e operatori dei media palestinesi uccisi a Gaza al 24 aprile 2024 è 133. L’Ufficio dell’Alto Commissariato ne ha confermati, fino al 2 settembre 2024, 91.
L’ONU smentisce dunque Hamas e tutti coloro che hanno trattato con imprudenza e leggerezza i dati forniti dai terroristi di Hamas. Quella della raccolta dati in un teatro di guerra come quello di Gaza resta sicuramente una materia difficile da trattare, ma la differenza tra quanto diffuso da Hamas e quanto accertato dall’ONU è significativo.
Evidenziare le cifre menzionate non serve a celare o ridurre la portata di una tragedia che si consuma dal 7 ottobre dell’anno scorso, con ripercussioni che vanno ben aldilà di Israele e della regione mediorientale. Si tratta di portare conoscenza e contrastare le menzogne che Hamas mette costantemente in circolazione.
Significa, da un lato, proteggere il diritto internazionale dall’uso strumentale di dati e narrative che vanno ad incidere negativamente perfino su un tribunale come la CIG; dall’altro, opporsi ad una guerra di informazione e con essa all’ondata antisemita che si sta drammaticamente innalzando in molte aree del mondo.
Giulio Terzi di Sant’Agata