Le Forze di Difesa Israeliane stanno conducendo attacchi mirati contro obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza, in seguito al rifiuto dell’organizzazione di rilasciare gli ostaggi ancora prigionieri e alle mancate risposte alle proposte avanzate dai mediatori internazionali. L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha confermato che il governo israeliano ha dato disposizioni per un’azione militare decisa, con l’obiettivo di ottenere la liberazione degli ostaggi, sia vivi che deceduti, e di smantellare la capacità militare e politica di Hamas.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che l’esercito non fermerà le operazioni finché tutti gli obiettivi non saranno raggiunti, ribadendo che se Hamas non rilascerà i 59 ostaggi rimasti, l’organizzazione sarà colpita con una forza senza precedenti. Secondo Katz, nelle ultime settimane Hamas e la Jihad Islamica Palestinese si sarebbero riorganizzate e riarmate, contando ora rispettivamente su 25.000 e 5.000 combattenti pronti a nuovi attacchi contro Israele.
Il Ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, ha riferito che i nuovi bombardamenti israeliani hanno causato oltre 330 vittime, con numerosi morti registrati nelle aree di Khan Younis, Deir al-Balah, Gaza City e Rafah. Tra le vittime, ci sarebbero anche bambini. Un alto funzionario di Hamas, Izzat al-Rishq, ha poi accusato Israele di aver sacrificato gli ostaggi, riavviando le operazioni militari per scopi politici interni: Netanyahu starebbe utilizzando il conflitto come una distrazione dalle tensioni interne al paese.
Intanto, sul piano internazionale, la Casa Bianca ha ribadito il sostegno a Israele. La portavoce Karoline Leavitt ha affermato che Hamas, gli Houthi yemeniti, l’Iran e altri gruppi ostili a Israele e agli Stati Uniti “pagheranno un prezzo” per le loro azioni. Dall’altro lato, l’Iran ha reagito duramente alle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, definendole “bellicose” e avvertendo che qualsiasi azione aggressiva contro Teheran avrà conseguenze per le quali Washington dovrà assumersi la piena responsabilità. L’ambasciatore iraniano all’ONU, Amir Saeid Iravani, ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza denunciando le minacce statunitensi.
Nel frattempo, i ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato un terzo attacco in 48 ore contro un gruppo di portaerei statunitensi nel Mar Rosso, in risposta ai raid americani. Il gruppo ha dichiarato di aver colpito la USS Harry S. Truman con missili e droni, intensificando le tensioni nella regione.
Claudia Ruggeri