theglobalnewsit

“The rule of law for the right to life”
Marco Pannella

  • Primo Piano
  • Israele in guerra
  • Guerra in Ucraina
  • Europa
  • Nord America
  • America Latina
  • Africa
  • Medio Oriente
  • Asia
  • Video
Reading: Energia, l’Europa non può più agire in ordine sparso
Condividi
theglobalnewsit
0
Aa
Search
  • Primo Piano
  • Israele in guerra
  • Guerra in Ucraina
  • Europa
  • Nord America
  • America Latina
  • Africa
  • Medio Oriente
  • Asia
  • Video
Hai già un account? Accedi
Seguici
© 2023 Tutti i diritti sono riservati.
theglobalnewsit > Blog > Primo Piano > Energia, l’Europa non può più agire in ordine sparso
Primo Piano

Energia, l’Europa non può più agire in ordine sparso

Redazione Pubblicato 25 Giugno 2026
Condividi

Tratto da un articolo di Giovanna Iannantuoni e Lucia Visconti Parisio pubblicato su Avvenire il 25 giugno 2026

L’Europa continua a parlare di crisi energetica come se fosse un imprevisto, quando in realtà è il risultato di scelte rinviate troppo a lungo. Ogni volta che i prezzi salgono, si ripete lo stesso copione: allarme, interventi tampone, rassicurazioni di circostanza. Ma il punto è un altro: un continente che dipende ancora in modo cosı̀ pesante dal gas importato non può dirsi davvero sovrano, né sul piano economico né su quello politico. Finché l’energia resterà un problema da gestire in emergenza e non una priorità strategica, l’Europa continuerà a pagare il prezzo della propria esitazione.

Ogni volta che i prezzi dell’energia tornano a salire, il dibattito politico si riaccende tra l’urgenza di aiutare famiglie e imprese a reggere l’impatto di bollette sempre più pesanti e la necessità di non perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo: tagliare le emissioni, rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. E una tensione ormai strutturale, non un episodio passeggero. Eppure la politica continua a trattarla come una parentesi, invece che come uno dei nodi decisivi del presente europeo. La questione energetica italiana, in realtà, può essere letta proprio come uno scontro tra due tempi: il tempo breve dell’emergenza, che impone risposte rapide per proteggere cittadini e sistema produttivo, e il tempo lungo della transizione, che richiede investimenti nelle tecnologie pulite, nelle reti e nell’autonomia energetica del Paese.

II problema della politica è sempre lo stesso: intervenire sul presente senza bruciare il futuro, ma anche promettere il futuro senza lasciare indifeso il presente. Se si sbaglia equilibrio, si finisce per perdere entrambi. Gli choc energetici degli ultimi anni hanno mostrato con chiarezza quanto la nostra economia resti esposta alle oscillazioni del mercato internazionale del gas. Quando il gas diventa scarso o costoso, l’effetto si trasmette in fretta ai prezzi dell’elettricità, alle bollette e alla competitività delle imprese. In altre parole, la fragilità energetica non resta confinata al settore energia: attraversa l’intero sistema economico e si scarica, alla fine, sui redditi delle famiglie e sulla tenuta delle attività produttive. Di fronte a queste emergenze i governi devono intervenire, e su questo non ci sono alibi.

Famiglie vulnerabili, piccole imprese e settori energivori non possono essere lasciati soli davanti a rincari improvvisi che rischiano di compromettere redditi, occupazione e coesione sociale. Ma gli strumenti di emergenza hanno un difetto evidente: se alterano i segnali economici che orientano investimenti e consumi, finiscono per rallentare proprio quella transizione che dovrebbe rendere l’Europa meno esposta alle crisi future. E qui che la politica spesso si contraddice: vuole proteggere il presente, ma lo fa in modo da rendere più fragile il domani. Ed è questa, in fondo, la lezione degli ultimi anni: intervenire sui sintomi senza affrontare le cause significa soltanto rinviare il problema.

La risposta strutturale non può che passare da un taglio progressivo della dipendenza dal gas importato, attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il rafforzamento delle reti elettriche, gli investimenti negli accumuli, nell’efficienza energetica e nell’elettrificazione dei consumi. Non esistono scorciatoie credibili. O si cambia davvero il sistema, oppure si continuerà a inseguire le crisi una dopo l’altra. C’è poi un aspetto ancora più scomodo: le crisi energetiche hanno messo in luce anche i limiti dell’attuale costruzione europea. Di fronte all’aumento dei prezzi, i governi nazionali sono intervenuti ciascuno con strumenti propri e con risorse molto diverse.

Alcuni Paesi hanno potuto mobilitare centinaia di miliardi di euro per sostenere cittadini e imprese; altri avevano margini fiscali molto più ristretti. Il risultato è stato evidente: la protezione offerta ai consumatori europei è dipesa spesso più dalla forza finanziaria dei singoli Stati che dall’intensità della crisi subita. E una contraddizione difficile da conciliare con il principio di solidarietà su cui l’Unione europea pretende di fondarsi. Se il mercato dell’energia è ormai integrato a livello europeo, anche la difesa contro gli choc energetici dovrebbe diventare progressivamente europea. Serve una riflessione seria sulla creazione di strumenti comuni capaci di intervenire automaticamente quando i prezzi dell’elettricità raggiungono livelli eccezionalmente elevati.

Un meccanismo di questo tipo consentirebbe di sostenere famiglie e imprese senza compromettere gli incentivi alla decarbonizzazione e senza costringere ogni Stato membro a inventarsi soluzioni isolate, spesso diseguali e talvolta persino in contrasto tra loro. La solidarietà, in questo caso, non è un valore astratto: è una necessità politica. La solidarietà europea, però , non significa uniformità. I singoli Paesi continueranno ad avere politiche energetiche e sociali diverse. Significa piuttosto riconoscere che alcune sfide non possono più essere affrontate in modo efficace soltanto a livello nazionale. L’energia, oggi, è uno di quei campi in cui l’Europa si gioca la propria credibilità: o costruisce risposte comuni, oppure resta un insieme di Stati che reagiscono da soli, con risultati diseguali e spesso insufficienti. La vera sfida non è scegliere tra proteggere il presente e costruire il futuro, ma impedire che l’uno distrugga l’altro. Se l’Europa continuerà a rispondere ai rincari con misure frammentate e nazionali, resterà esposta alla stessa vulnerabilità di sempre.

Serve invece una strategia comune capace di unire solidarietà, autonomia e investimento: solo cosı̀ i prezzi dell’energia smetteranno di essere un’emergenza ricorrente e diventeranno l’occasione per rafforzare davvero il progetto europeo.

Subscribe to Our Newsletter

Subscribe to our newsletter to get our newest articles instantly!

Redazione 25 Giugno 2026
Share this Article
Twitter Email Copia il link Stampa
Previous Article Bruxelles alleggerisce le regole per le imprese
Next Article AIUTIAMO IL VENEZUELA

Potrebbe interessarti

Primo Piano

Made in Italy, l’export resiste ai dazi ma la crescita resta debole

Tratto da un articolo di Dario Di Vico pubblicato su L’Economia del Corriere della Sera il 29 maggio 2026 Il…

Primo Piano

Iran, tregua sempre più fragile: Trump rischia lo scacco matto

Tratto da un articolo di Gianfranco D’Anna pubblicato su Formiche il 29 giugno 2026 Un continuo ping-pong di missili e…

Primo Piano

AIUTIAMO IL VENEZUELA

IL VENEZUELA HA BISOGNO DI NOI di Mariela Magallanes Ci sono momenti in cui la solidarietà non è una scelta,…

Primo Piano

Bruxelles alleggerisce le regole per le imprese

Tratto da un articolo di Beda Romano pubblicato su Il Sole 24 Ore il 25 giugno 2026 La Commissione europea…

theglobalnewsit

The Global News è una testata edita VenturAcademy

Categorie

  • Primo Piano
  • Israele in guerra
  • Guerra in Ucraina
  • Europa
  • Nord America
  • America Latina
  • Africa
  • Medio Oriente
  • Asia
  • Video

Informazioni

  • Chi Siamo
  • Manifesto
  • Cookie e Privacy Policy

Partner

logo-partner-1

Sede Redazione: Via Procaccini, 4 – Milano (MI) | Sede Legale: Viale Marche 70 – Milano (MI) – 20159 | P.IVA 12315660964 | Registrazione presso Tribunale Ordinario di Milano n.133 del 15/09/2022

Welcome Back!

Sign in to your account

Hai dimenticato la tua password?