Figlio di quell’Étienne Tshisekedi che fu a lungo il principale leader dell’opposizione pacifica sia al regime di Mobutu Sese Seko nell’allora Zaire che a quello dei Kabila padre e figlio che andarono al potere dopo aver rovesciato Mobutu con le armi (ma con Mobutu fu anche per tre volte primo ministro), leader della socialdemocratica Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale che era stata appunto fondata dal padre, il 60enne Felix Tshisekedi il 30 dicembre del 2018 fu eletto presidente della Repubblica Democratica del Congo, succedendo a Joseph Kabila. Prese il 38,56% dei voti, contro il 34,82 di Martin Fayulu e il 23,83% di Emmanuel Ramazani Shadary, e il 24 gennaio 2019 si insediò così come capo dello Stato nella prima transizione di potere pacifica del Paese dal 1960, anno della indipendenza. Dal 20 al 24 dicembre si è votato di nuovo, e il risultato provvisorio proclamato il 31 dicembre vede Felix Tshisekedi confermato per il secondo dei due mandati consentitigli della Costituzione. Ma stavolta il risultato proclamato del 73,34% appare molto poco credibile. E infatti l’opposizione grida ai brogli e alla “farsa”.
Il risultato, che dovrebbe essere ufficializzato mercoledì prossimo dalla Corte Costituzionale, assegna appena il 18,08% al secondo classificato Moïse Katumbi: figlio di un ebreo di Rodi che era scappato in Congo Belga dopo le leggi razziali del fascismo e di una congolese di stirpe reale, è un facoltoso uomo d’affari, proprietario di una squadra di calcio ed ex governatore provinciale. Martin Fayulu, che aveva contestato il voto con cui nel 2018 era arrivato secondo, adesso sarebbe terzo, con il 5,33. Sull’altra ventina di candidati, solo uno ha passato di poco l’1%. Tra quello rimasti sotto c’è Denis Mukwege, Nobel per la Pace per il suo lavoro con le donne vittime di violenza sessuale in tempo di guerra. È arrivato sesto, con lo 0,22.
Mukwege, Fayulu, Katumbi e altri sei candidati dell’opposizione domenica hanno appunto firmato una dichiarazione in cui rifiutano quella che hanno definito un’elezione “farsa” e chiedono una ripetizione. Fayulu ai giornalisti ha detto che i risultati “sono una paglicciata. Ciò non deve essere accettato”.
Effettivamente sotto il primo mandato di Felix Tshisekedi l’economia è cresciuta, ma l’inflazione è alle stelle e la disoccupazione resta altissima. Durante la sua campagna per la rielezione Tshisekedi ha strombazzato l’eliminazione delle tasse scolastiche primarie e ha promesso di creare milioni di nuovi posti di lavoro, ma anche accusato regolarmente esponenti dell’opposizione di lavorare per interessi stranieri. Quarantaquattro milioni di persone sui 100 milioni di abitanti del paese si sono registrate per votare. Secondo gli osservatori, la votazione è stata ufficialmente prolungata di un giorno per tenere conto dei problemi, ed è continuata per giorni successivi in aree remote.
Una missione di osservazione cattolico-protestante ha affermato di aver “documentato numerosi casi di irregolarità suscettibili di compromettere l’integrità del voto”.
Circa 15 ambasciate hanno chiesto “moderazione” nel paese povero ma ricco di minerali, dove le tensioni post-elettorali sono state comuni.
Le autorità affermano di aver adottato misure per prevenire disordini, soprattutto nelle aree minerarie del sud-est, che sono la roccaforte di Katumbi. Sottolineano inoltre che eventuali controversie elettorali devono essere sottoposte alla Corte costituzionale. Ma i leader dell’opposizione affermano di non avere fiducia nella Corte, che tacciano di asservimento al governo.
Maurizio Stefanini