Secondo un rapporto della ONG Human Rights Watch pubblicato oggi, gli attacchi delle Forze di supporto rapido (RSF) e delle milizie alleate a El Geneina, la capitale dello stato sudanese del Darfur occidentale, da aprile a novembre 2023, hanno ucciso migliaia di persone e lasciato centinaia di migliaia di rifugiati.
Il rapporto documenta come le Forze di supporto rapido – una forza militare indipendente in conflitto armato con l’esercito sudanese – e le milizie loro alleate principalmente arabe, abbiano saccheggiato i quartieri prevalentemente massalit di El Geneina e commesso gravi abusi quali torture e stupri. Sono stati presi di mira principalmente “membri di spicco della comunità Massalit” , tra cui medici, difensori dei diritti umani, leader locali e funzionari governativi.
Le immagini satellitari mostrano come da giugno 2023 i quartieri della città, prevalentemente massalit, siano stati “sistematicamente smantellati, molti con i bulldozer, impedendo ai civili fuggiti di tornare a casa”. Secondo Human Rights Watch, “l’obiettivo apparente” degli attacchi era quello di spingere i massalit “a lasciare la regione in modo permanente”. Inoltre, afferma la ONG, il particolare contesto in cui hanno avuto luogo gli omicidi su larga scala solleva anche la possibilità che le RSF e i loro alleati abbiano l’intento di distruggere in tutto o in parte i Massalit e altre comunità non arabe, almeno nel Darfur occidentale. Il che indicherebbe che un genocidio è già stato commesso o è in corso.
La Corte penale internazionale (CPI), che attualmente sta indagando sugli omicidi etnici commessi principalmente dalle RSF in Darfur, afferma di avere “motivo di credere” che i paramilitari, così come l’esercito, stiano commettendo gravi crimini contro l’umanità.
Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, più di 500.000 sudanesi sono fuggiti dalle violenze in Darfur verso il Ciad. Alla fine di ottobre, il 75% di coloro che attraversavano il confine provenivano da Al-Geneina, secondo Human Rights Watch.
Redazione