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Mosca sotto attacco: Zelensky rivendica l’offensiva

Redazione Pubblicato 18 Maggio 2026
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Tratto da un articolo di Simone Mesisca pubblicato su L’Altravoce il 18 maggio 2026

«Le nostre risposte al protrarsi della guerra da parte della Russia e ai suoi attacchi contro le nostre città e comunità sono pienamente giustificate». Con queste parole, pubblicate ieri a mezzo social, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha commentato l’esito di quello che è diventato il più grande raid aereo ucraino contro la Russia. Un bombardamento che ha visto l’impiego di più di 500 droni, oltre ad alcuni missili da crociera. «Questa volta – ha continuato il presidente ucraino – le “sanzioni” ucraine a lungo raggio hanno raggiunto la regione di Mosca, e stiamo dicendo chiaramente ai russi: il loro Stato deve porre fine alla guerra».

Un raid che è arrivato a pochi giorni dall’ennesimo attacco combinato russo sull’Ucraina, che ha visto Mosca colpire con centinaia di droni e decine di missili balistici e da crociera diversi obiettivi legati al settore energetico e della difesa ucraina. Non a caso, nel messaggio di ieri Zelensky ha voluto render noto che «i produttori ucraini di droni e missili continuano il loro lavoro».

Nel dettaglio, i droni ucraini hanno colpito diversi obiettivi di valore strategico nella regione della capitale russa. Tra i bersagli confermati figura una raffineria di Mosca nel distretto di Kapotnya, l’impianto di stoccaggio petrolifero di Solnechnogorsk nei pressi del villaggio di Durykino — un nodo di transito direttamente collegato ai principali anelli di oleodotti attorno a Mosca — e il parco tecnologico Elma di Zelenograd, considerato il cuore della microelettronica domestica russa. Quest’ultimo obiettivo appare particolarmente significativo, anche se colpito da un solo drone. L’attacco ha causato anche l’uccisione di tre persone, mentre una dozzina sono rimaste ferite, secondo quanto riferito dalle autorità russe.

Una donna è morta quando un drone ha colpito la sua abitazione privata, mentre altre due vittime, entrambi uomini, sono state registrate sempre nella regione moscovita, secondo il governatore Andrey Vorobyov. Poche ore dopo si è segnalato quindi un quarto morto, nella regione di confine di Belgorod. Mentre Kiev portava a segno il suo attacco più ambizioso, Mosca non interrompeva la sua pressione sull’Ucraina. Nella notte le forze russe hanno lanciato circa 294 droni contro il territorio ucraino. Colpi diretti sono stati registrati in 15 località, anche se la censura in vigore in Ucraina non ha permesso di chiarire gli obiettivi colpiti.

A Kherson, cinque palazzi residenziali e 19 case sono stati danneggiati negli attacchi, secondo le autorità di Kiev, con almeno un morto e 23 feriti. In questo contesto di guerra senza tregua, il 16 maggio l’Ucraina ha ricevuto le salme di 528 individui che, secondo la parte russa, apparterrebbero a militari ucraini caduti in combattimento. L’operazione di rimpatrio è stata condotta con il coinvolgimento di più agenzie statali e strutture di sicurezza ucraine, con il supporto del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Investigatori ed esperti forensi ucraini procederanno nei prossimi giorni alle procedure di identificazione, inclusi esami del DNA obbligatori su tutte le salme restituite. Il rimpatrio è avvenuto il giorno successivo all’avvio di un nuovo e significativo ciclo di scambi di prigionieri. Il 15 maggio, infatti, è stata completata la prima fase di un grande scambio “1.000 per 1.000” concordato tra Russia e Ucraina, con il rientro di 205 militari ucraini dalla prigionia russa e un ugual numero di prigionieri russi ritornati in patria.

Lo scambio è stato condotto sulla base di accordi raggiunti con la mediazione degli Stati Uniti. Mosca ha confermato lo scambio precisando che i propri militari liberati sono stati trasferiti in Bielorussia per ricevere assistenza psicologica e medica, e che gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito assistenza umanitaria durante il rientro dei soldati russi dalla prigionia.

Sul fronte delle trattative di pace, invece, il quadro resta sconfortante. Dopo le aperture di Vladimir Putin il 9 maggio, quando a margine delle celebrazioni del Giorno della Vittoria il presidente russo si era detto pronto a tenere colloqui diretti con Zelensky a Mosca o in un paese neutro, i negoziati di pace più ampi rimangono in stallo, mentre le due parti continuano a portare avanti attacchi reciproci. Ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha riaffermato che «Mosca non ha avviato la fine del dialogo con l’Europa ed è ancora interessata a tentare di ristabilirlo».

All’apertura verso l’Europa non corrisponde però una simile apertura a Kiev, con Mosca che continua ad affermare che i combattimenti cesserebbero solo se l’Ucraina cedesse volontariamente il Donbass. Con il processo di pace paralizzato e i bombardamenti che continuano da entrambe le parti, la strada verso una soluzione negoziata appare ancora lontana.

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Redazione 18 Maggio 2026
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