theglobalnewsit

“The rule of law for the right to life”
Marco Pannella

  • Primo Piano
  • Israele in guerra
  • Guerra in Ucraina
  • Europa
  • Nord America
  • America Latina
  • Africa
  • Medio Oriente
  • Asia
  • Video
Reading: Ucraina, Medio Oriente e i nuovi imperialismi
Condividi
theglobalnewsit
0
Aa
Search
  • Primo Piano
  • Israele in guerra
  • Guerra in Ucraina
  • Europa
  • Nord America
  • America Latina
  • Africa
  • Medio Oriente
  • Asia
  • Video
Hai già un account? Accedi
Seguici
© 2023 Tutti i diritti sono riservati.
theglobalnewsit > Blog > Primo Piano > Ucraina, Medio Oriente e i nuovi imperialismi
Primo Piano

Ucraina, Medio Oriente e i nuovi imperialismi

Redazione Pubblicato 15 Giugno 2026
Condividi

Tratto da un articolo di Paolo Pombeni pubblicato su “Il Messaggero” il 15 giugno 2026.

È una settimana impegnativa per l’Europa e per l’Italia quella che si apre: prima la riunione del G7 con la presenza di Trump, poi in chiusura il Consiglio Europeo. I temi sul tavolo sono molti e bene o male saranno affrontati, ma chiaramente il nucleo, di cui non si sa quanto e come se ne discuterà, sono due: la situazione in Medioriente con l’appendice della guerra in Ucraina e l’allargamento della Ue, dove torna in campo la questione della guerra russa contro Kiev.

Dopo che per molte ore era sembrato che Trump si sarebbe presentato al tavolo dei sette grandi, allargato questa volta ad altri paesi, senza l’aura di chi aveva sottoscritto almeno un preambolo di pace di sistemazione del conflitto con l’Iran, ecco la svolta improvvisa e l’annuncio che invece il preambolo sarebbe stato firmato. Le colpe di questo andirivieni, che rimarrà ancora incerto nella conclusione, sono abbastanza definite. Da un lato abbiamo in campo le tensioni interne al sistema di governo a Teheran, dove le componenti più radicali non vogliono accettare l’iniziativa dei “politici” che giudicano troppo arrendevole e destabilizzante per il loro potere. Difficile giudicare bene la materia del contendere perché il testo da sottoscrivere non è noto, se non per anticipazioni imprecise e varie (e si sa bene quanto in questi casi contino i dettagli).

Dall’altro lato c’è l’ostinazione parallela di Netanyahu e di Hezbollah a non voler trovare una soluzione per il Libano e certo l’assenza di impegno israeliano nel sostenere la terribile situazione a Gaza e la sua ostinazione a puntare sulla colonizzazione della Cisgiordania costituiscono un grosso inciampo per portare ad una sconfitta dei radicalismi sul fronte iraniano. Se la situazione non si sblocca con un po’ di chiarezza, quello a cui si diceva puntasse Trump per recuperare un poco di dialogo con l’Europa (che poi significa principalmente otto o nove paesi chiave), cioè l’accettazione di un sostanzioso contributo europeo nell’opera di sminamento dello Stretto di Hormuz diventa impraticabile, visto che i Paesi aderenti hanno dichiarato che quell’intervento si farà dopo aver messo in piedi almeno qualche passo in vista della conclusione del conflitto.

Se dunque di Medioriente sarà difficile trattare a meno di nuovi giri di valzer nel quadro dei contatti per gli accordi, rimarrà la questione dell’Ucraina. Ma questo è un argomento divisivo fra Trump, che evidentemente si sente in qualche modo vincolato a quanto ha discusso con Putin, e la Ue nonché singolarmente i principali Paesi che ora sostengono la resistenza di Kiev.

Spirali di ragionevolezza sul fronte russo non se ne vedono, perché Putin ha troppo legato la sua politica al successo della sua impresa in Ucraina, che è chiaramente un primo sostanzioso atto della sua volontà di rimettere in piedi un impero russo. Il vertice Ue, nonché i centri dirigenti di Francia, Gran Bretagna e Germania, con il sostegno di polacchi e baltici, hanno ben presente la situazione, ma altrettanto sanno che il costo del sostegno a Kiev comincia ad essere un onere non semplice da sostenere in un quadro di economia internazionale che pone continuamente problemi. Questo è parte di quel che si discuterà nel Consiglio Europeo di giovedì e venerdì prossimi.

Come è noto, ormai la questione si è allargata dal sostegno economico e militare all’Ucraina alla accelerazione del suo ingresso nella Ue. (…)

Ben più complicata la questione, già molto discussa negli studi, di come si potrà reggere una Unione a 34-35 membri con le attuali strutture che sono sostanzialmente basate sulla necessità di un voto unanime sulle questioni delicate. La soluzione un poco semplicistica che alcuni propongono di una revisione dei trattati è difficile da attuare: richiederebbe un procedimento lento, un passaggio per i parlamenti degli stati membri, la presenza di una leadership un minimo carismatica a guidare questo processo. Tutte condizioni che al momento è difficile rilevare come favorevoli, anche a prescindere dalla presenza non certo marginale, in vari Paesi di forze “sovraniste” che sono già in agitazione.

Nel quadro che abbiamo cercato di descrivere la successione così rapida di un summit del G7 con un Consiglio Europeo non sappiamo quanto costituisca un elemento di agevolazione delle intese. Naturalmente molto dipenderà più che dalle prese di posizione dei capi di Stato e di governo da quanto sarà stato efficace il lavoro di preparazione dei cosiddetti sherpa, cioè delle strutture diplomatiche. Anche qui però entra in gioco la frammentazione del lavoro dei vari attori: il servizio diplomatico della Ue è piuttosto criticato (soprattutto per la direzione della Kallas), quello delle cancellerie dei vari Stati risponde a tradizioni e visuali non sempre facilmente componibili.

Certo il passaggio che si apre con questa settimana potrebbe entrare nei libri di storia se riuscirà o se fallirà clamorosamente nel provare almeno a riportare le pulsioni dei neoimperialismi che tengono la scena in un contesto di accettabile razionalità.

Subscribe to Our Newsletter

Subscribe to our newsletter to get our newest articles instantly!

Redazione 15 Giugno 2026
Share this Article
Twitter Email Copia il link Stampa
Previous Article Trump: «L’intesa è pronta». Poi lo scontro con Netanyahu
Next Article Quando la guerra non è più degli Stati

Potrebbe interessarti

Primo Piano

Made in Italy, l’export resiste ai dazi ma la crescita resta debole

Tratto da un articolo di Dario Di Vico pubblicato su L’Economia del Corriere della Sera il 29 maggio 2026 Il…

Primo Piano

Iran, tregua sempre più fragile: Trump rischia lo scacco matto

Tratto da un articolo di Gianfranco D’Anna pubblicato su Formiche il 29 giugno 2026 Un continuo ping-pong di missili e…

Primo Piano

AIUTIAMO IL VENEZUELA

IL VENEZUELA HA BISOGNO DI NOI di Mariela Magallanes Ci sono momenti in cui la solidarietà non è una scelta,…

Primo Piano

Energia, l’Europa non può più agire in ordine sparso

Tratto da un articolo di Giovanna Iannantuoni e Lucia Visconti Parisio pubblicato su Avvenire il 25 giugno 2026 L’Europa continua…

theglobalnewsit

The Global News è una testata edita VenturAcademy

Categorie

  • Primo Piano
  • Israele in guerra
  • Guerra in Ucraina
  • Europa
  • Nord America
  • America Latina
  • Africa
  • Medio Oriente
  • Asia
  • Video

Informazioni

  • Chi Siamo
  • Manifesto
  • Cookie e Privacy Policy

Partner

logo-partner-1

Sede Redazione: Via Procaccini, 4 – Milano (MI) | Sede Legale: Viale Marche 70 – Milano (MI) – 20159 | P.IVA 12315660964 | Registrazione presso Tribunale Ordinario di Milano n.133 del 15/09/2022

Welcome Back!

Sign in to your account

Hai dimenticato la tua password?