Questa mattina, dieci attivisti del gruppo ambientalista cambogiano Madre Natura – che da più di dieci anni si batte per la protezione della natura e dei diritti umani – sono stati condannati a pene detentive comprese tra i sei e gli otto anni, giudicati colpevoli di cospirazione contro il governo e di aver insultato il re ai sensi della legge sulla lesa maestà. Hanno tutti negato le accuse. Quattro di loro sono stati arrestati fuori dal tribunale di Phnom Penh subito dopo la pronuncia del verdetto. Gli altri sono stati condannati in contumacia.
Non è la prima volta che attivisti di Madre Natura, uno dei pochi gruppi ambientalisti rimasti nel Paese dove la libertà di espressione è sempre più limitata, vengono arrestati per le loro battaglie tra le quali quella per impedire la costruzione cinese di una diga idroelettrica nella Cambogia sud-occidentale che minacciava una comunità indigena e quella per porre fine al business, dannoso per l’ambiente e spesso corrotto, dell’esportazione di sabbia dagli estuari costieri di Koh Kong.
Il fondatore del gruppo, Alejandro Gonzalez-Davidson, cittadino spagnolo deportato dalla Cambogia nel 2015 e condannato oggi in contumacia, ha dichiarato alla Reuters che le accuse di complotto contro lo Stato non sono state chiarite in tribunale e ha affermato che tre membri di Madre Natura sono stati arrestati per aver documentato un sospetto inquinamento del fiume Tonlé Sap a Phnom Penh nel 2021.
Negli ultimi mesi, in Cambogia si sono registrate crescenti preoccupazioni relativamente alla libertà di espressione sotto la nuova guida del primo ministro Hun Manet che l’anno scorso ha assunto la guida del Paese dopo un decennio di governo, presieduto dal padre, che ha visto l’opposizione praticamente smantellata, i media indipendenti chiusi e decine di attivisti incarcerati.
Redazione