Da tempo i segni di insofferenza del popolo venezuelano sono ben evidenti. In questi casi, si suole dire che la gente ha perso la paura nonostante molteplici strumenti di repressione vengano quotidianamente applicati dal chavismo, che infatti continua al potere pur avendo perso il sostegno popolare da moltissimi anni (ben prima che morisse lo stesso Chavez).
In ogni caso, durante queste settimane di campagna elettorale, per distopica che possa sembrare considerando come il regime con ogni probabilità “ruberà” la vittoria per l’ennesima volta nonostante l’incontenibile sostegno popolare all’opposizione, si stanno verificando fatti che spesso possono anche sembrare microscopici sul piano geografico, ma che parimenti sono molto significativi sotto il profilo politico, specie per chi è alla ricerca di segnali inequivocabili su cosa pensino veramente i venezuelani del regime, dei suoi agenti repressivi e delle sue violente modalità di oppressione sistematica. L’ultima occasione, in tal senso, è offerta dall’episodio verificatosi nella cittadina di Ortiz, nello Stato di Guarico (centro-nord del Venezuela).
Recentemente, proprio lì si è tenuto uno dei tanti affollatissimi eventi di campagna elettorale dell’opposizione, alla presenza di Maria Corina Machado e di una numerosissima folla di sostenitori locali. Il sindaco di Ortiz, Franco Guerratana, aveva avuto l’onore di accogliere la lady di ferro durante il suo passaggio nel suo comune. Pochi giorni dopo il comizio oppositore, il regime ha inteso punire, come già successo in molti altri casi di recente, quella figura politica locale colpevole di aver dato ospitalità all’evento di Machado ed aver partecipato fattivamente all’attività della leader oppositrice. E’ così che, senza preavviso e in modo totalmente arbitrario, si sono presentati presso il municipio di Ortiz gli agenti del CICPC (Corpo di Investigazioni Scientifiche, Penali e Criminali, la polizia investigativa in sostanza) con l’obiettivo di arrestare Franco Guerratana. L’operazione di detenzione non si è conclusa solo grazie alla sorprendente, corale e soverchiante reazione della popolazione della cittadina: come si vede nelle immagini, centinaia di abitanti di Ortiz hanno a loro volta occupato gli uffici e le immediate vicinanze del municipio, al grido di “libertà, libertà” e intonando l’inno nazionale venezuelano.
In un altro video ripreso dagli stessi abitanti e pubblicato rapidamente in rete, si notano gli ortizeñi mentre respingono il tentativo del corpo di polizia del regime e quasi “scortano” il sindaco formando un cordone di protezione spontaneo attorno a lui, ironia della sorte, mentre gridano uno dei motti più tipici della cultura di sinistra: “il popolo unito non sarà mai vinto”. Qualsiasi cosa succeda la sera del 28 luglio, in Venezuela è sempre più chiaro che la repressione esercitata dalla dittatura è ogni giorno più forte e oppressiva, ma la rabbia popolare ha superato da molto tempo ogni soglia di sopportazione.
Andrea Merlo