“I diritti umani in Venezuela” è il convegno che si è tenuto il 23 luglio presso la Camera dei Deputati (https://webtv.camera.it/evento/25944), come ulteriore tappa della serie di eventi che, in vista del voto di oggi domenica 28 luglio, ha visto anche l’altro convegno del 2 luglio (theglobalnews.it) e il viaggio della delegazione di cui hanno fatto parte Dinorah Figuera (theglobalnews.it) e Antonio Ledezma (theglobalnews.it), oltre all’Onorevole Mariela Magallanes, deputata dell’Assemblea Nazionale legittima -ora in esilio in Italia- ed ex rappresentante tanto dell’Assemblea che del governo ad interim di Juan Guaidò nel nostro Paese. Da notare che, mentre l’evento di tre settimane prima aveva visto la presenza del deputato del Pd Fabio Porta, quet’ultimo è stato sponsorizzato da Forza Italia, a riprova di un ampio impegno pluripartisan in favore della democrazia in Venezuela.
In particolare, l’introduzione è stata fatta da Deborah Bergamini, Vicesegretario nazionale di Forza Italia e Responsabile Dipartimento Affari esteri e Politiche dell’Unione europea. “Fra cinque giorni, il popolo venezuelano eleggerà il nuovo presidente che guiderà il Paese fino al 2030”, ha ricordato. “Il Venezuela sta affrontando una grave crisi economica e sociale, con quasi il 90% della popolazione senza accesso al sistema sanitario e un’economia in collasso. Circa 21.3 milioni di cittadini saranno chiamati alle urne, di cui poco più di 69 mila all’estero, un numero esiguo rispetto ai milioni di venezuelani emigrati negli ultimi anni. La campagna elettorale ha visto principalmente due candidati: il presidente uscente Nicolas Maduro e il 74enne Edmundo González Urrutia, scelto dalle opposizioni della Piattaforma di unità democratica dopo l’esclusione di altri candidati. Maria Corina Machado, candidata delle primarie dell’opposizione, non ha potuto registrarsi a causa di una condanna che le vieta di candidarsi per 15 anni. Machado ha poi sostenuto Corina Yoris, anche lei esclusa dalla registrazione per un presunto errore tecnico. Solo il 20 aprile la Piattaforma di unità democratica ha scelto González Urrutia come candidato unitario”.
Come ha sottolineato Bergamini, “dall’inizio del processo elettorale, il governo venezuelano ha creato condizioni non conformi agli standard democratici, violando l’Accordo di Barbados. L’Italia e altri Paesi hanno esortato il Venezuela a garantire elezioni libere e competitive, esprimendo preoccupazione per la crisi in corso e gli arresti arbitrari. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, e la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, hanno sostenuto il rispetto delle norme democratiche. Tuttavia, il Consiglio Nazionale Elettorale ha ritirato l’invito agli osservatori dell’Unione Europea, accusata di atteggiamenti ‘colonialisti’ e ‘arroganti’. L’Onu invierà quattro esperti elettorali per un rapporto indipendente, ma senza dichiarazioni pubbliche sul processo elettorale, diversamente da una missione europea”.
“Come politici, come rappresentanti di un Paese libero, di un Paese dell’Occidente democratico abbiamo un dovere verso la causa della libertà del Venezuela, un grande Paese amico con cui abbiamo grandi legami storici. In Venezuela, domenica prossima, potrebbe succedere qualcosa di raro, quasi un miracolo: il regime di Maduro potrebbe essere sconfitto e mandato a casa dal voto popolare, dal libero esercizio della democrazia”, ha ricordato Andrea Orsini, capogruppo di Forza Italia in commissione Esteri alla Camera. “Un evento ancora più raro in un momento in cui nel mondo i sistemi illiberali sembrano all’attacco e la democrazia liberale sembra sulla difensiva in diversi luoghi. Ebbene, in Venezuela potrebbe succedere esattamente il contrario, un grande Paese potrebbe uscire dall’orbita del socialismo caraibico, quel modello cubano che a una certa parte della sinistra è sembrato così piacevole ed illuminato. Il Venezuela potrebbe passare da quell’orbita, che poi è quella russa, quella cinese, a quella delle democrazie liberali dell’Occidente. E se questo accadrà non sarà tanto per merito dell’Occidente democratico – abbiamo fatto qualcosa, certo, ma non a sufficienza – ma perché il popolo venezuelano ha dimostrato tenacia, coraggio, voglia di libertà. Il Chavismo ha dimostrato più occasioni di non essere affatto disposto ad accettare la sovranità popolare. In precedenti tornate elettorali ha adottato tutti i metodi leciti, ma soprattutto quelli non leciti per condizionare e falsare il risultato delle elezioni. Le elezioni in Venezuela non sono state riconosciute dalla comunità internazionale, e il Venezuela è considerato dagli osservatori internazionali uno dei paesi meno liberi per libertà politica e di stampa”. “Ci sono violazioni gravi nelle regole democratiche, c’è il sostanziale impedimento ai venezuelani all’estero di partecipare al voto, e questa è una scelta politica perché chi è espatriato lo ha fatto proprio per fuggire dal regime di Maduro”.
Ma importante è stata soprattutto la testimonianza di attivisti venezuelani. L’ex prigioniero politico Víctor Navarro, direttore dell’organizzazione Voces de la Memoria (https://vocesdelamemoriainc.com/), ha assicurato che “i venezuelani sono consapevoli che l’arma per ripudiare la tortura è il voto”. “Il voto rappresenta la libertà di Emirlendris, Rocio San Miguel, Javier Tarazona, Wilder e di tutti i prigionieri politici venezuelani ed europei che si trovano in un centro di tortura arbitrariamente detenuti” ha affermato, ricordando che nel Paese ci sono più di 300 prigionieri per ragioni politiche. Navarro ha ricordato ai deputati italiani che “i crimini che commette Maduro sono crimini contro tutta l’umanità” e per questo ha chiesto di non voltarsi dall’altra parte.
Elisa Trotta, segretaria generale del Foro Argentino para la Defensa de la Democracia (Fadd) (twitter.com/FADDemocracia), ha avvertito come ciò che accadrà il 28 luglio sarà decisivo per il futuro non solo del Venezuela, ma dell’intera regione e persino del mondo. “Questa lotta, guidata da Edmundo González Urrutia e María Corina Machado, è, in definitiva, la lotta contro l’autoritarismo e la barbarie. La comunità internazionale svolge un ruolo cruciale in questo percorso di riconquista della democrazia”, ha sottolineato. Ha dunque chiesto di “alzare la voce per i venezuelani che vogliono essere di nuovo liberi” e ha sottolineato che “non è una questione di destra o di sinistra. “Si tratta di democrazia”.
All’incontro ha partecipato anche il giovane Jesús Alemán, che è stato detenuto in due occasioni nei centri di tortura del Servizio d’Intelligence Nazionale Bolivariano (Sebin) e che dal luglio 2018 vive in esilio. “Ogni giorno che passa è un altro giorno di sofferenza per un popolo represso e ogni giorno che passa quello che ho vissuto io, continuano a sperimentarlo più di 300 prigionieri politici, che non possiamo abbandonare. Non possiamo rimanere indifferenti, vi chiedo con il cuore in mano di essere parte di questa lotta, affinché l’Italia, attraverso la sua voce, sia la voce di chi voce non ha. Questo 28 luglio si può aprire la porta alla libertà, la libertà per tutto il Venezuela, ma abbiamo bisogno che tutto il mondo ci accompagni in questo processo”, ha chiesto con voce rotta, ricordando le torture subite durante la prigionia.
Ha partecipato anche Olga González, vedova di Leonardo González, assassinato durante le proteste antigovernative del 2017. Nel suo discorso ha denunciato l’impunità che regna in Venezuela di fronte a questi crimini contro i diritti umani “Fate sapere al mondo cosa sta succedendo in Venezuela, fate sapere al mondo che in Venezuela non c’è giustizia, regna l’impunità e i poteri istituzionali sono sequestrati dal regime venezuelano”, ha affermato.
L’attivista Rodrigo Diamanti, fondatore della Ong Un Mundo Sin Mordaza (sinmordaza.org), ha sottolineato l’importanza delle elezioni presidenziali per porre fine a questo orrore. “Oggi più che mai abbiamo bisogno che la voce dell’Italia si unisca alla nostra difesa della volontà di milioni di venezuelani che, dopo 25 anni di sofferenza sotto una terribile dittatura, esprimeranno questa domenica il loro desiderio di essere liberi. Insieme chiuderemo questo ciclo, sapendo che la libertà ritrovata dei venezuelani sarà anche grazie al sostegno di un popolo amato e rispettato come quello italiano”, ha concluso.
Coordinatrice in Italia del Comando Con Venezuela (twitter.com), María Claudia López, dopo aver ricordato l’irregolarità della inabilitazione di María Corina Machado, la violazione degli Accordi di Barbados ed il mancato aggiornamento dei registri elettorali, ha denunciato i rischi della nuova legge varata da Maduro che, sotto il pretesto di combattere il “fascismo” senza definirlo chiaramente, autorizzerebbe la persecuzione politica e addirittura la soppressione del pluralismo. In potenza, un pericolo per tutto il mondo.
Maurizio Stefanini