Il presente testo è tratto da un comunicato stampa diffuso dall’Associazione Giovani Iraniani il 16 aprile 2026.
Apprendiamo, attraverso un suo recente post sulla piattaforma X e da indiscrezioni riportate da diversi organi di stampa, della presenza non annunciata pubblicamente di Reza Pahlavi a Roma per tre giorni.
Riteniamo necessario portare all’attenzione dei media e delle istituzioni alcuni elementi di rilievo politico e democratico relativi alla sua figura e alle posizioni da lui espresse recentemente.
- Sostegno a un intervento militare contro l’Iran
Negli ultimi mesi, Reza Pahlavi ha ripetutamente invocato un’azione più incisiva da parte di potenze straniere nei confronti dell’Iran.
Questa posizione, che contempla implicitamente o esplicitamente un intervento militare, solleva gravi interrogativi non solo sul rispetto della sovranità nazionale, ma anche sulle sue potenziali conseguenze a livello globale.
Un’escalation militare nella regione comporterebbe infatti:
- gravi rischi per la sicurezza internazionale, con possibile allargamento del conflitto;
- destabilizzazione dell’intero Medio Oriente;
- impatti diretti sull’economia globale, in particolare sull’approvvigionamento energetico;
- un probabile aumento significativo dei prezzi del petrolio e dei carburanti, con ricadute immediate su famiglie e imprese anche in Europa;
- ulteriori conseguenze umanitarie per la popolazione civile iraniana.
- Mancata presa di distanza dai crimini del regime dello Shah
Reza Pahlavi ha più volte dichiarato di essere “orgoglioso” dell’eredità del padre, Mohammad Reza Shah, senza mai prendere una chiara distanza dalle gravi violazioni dei diritti umani commesse durante il suo regime.
Tali violazioni includono:
- tortura sistematica e repressione politica documentate da organizzazioni internazionali;
- esecuzioni e incarcerazioni di oppositori politici;
- controllo capillare della società attraverso la polizia segreta (SAVAK);
- abolizione del pluralismo politico e instaurazione di un sistema monopartitico;
- repressione violenta delle proteste popolari.
- Ambiguità e criticità del suo progetto politico per l’Iran
Ad oggi, il programma politico proposto da Reza Pahlavi per il futuro dell’Iran appare vago e privo di garanzie concrete in merito a:
- pluralismo politico reale;
- separazione dei poteri;
- rispetto pieno dei diritti umani;
- ruolo delle forze politiche e sociali interne al Paese.
Persistono inoltre forti dubbi circa una possibile continuità con modelli autoritari del passato.
- Precedenti europei di contestazione
Recenti visite in Europa hanno suscitato ampie critiche:
- in Svezia, numerosi esponenti politici e oltre cento personalità pubbliche si sono opposti alla sua presenza;
- proteste da parte della diaspora iraniana hanno portato alla cancellazione di iniziative istituzionali previste a livello europeo.
Conclusioni
Alla luce degli elementi sopra esposti, chiediamo:
- Che i rappresentanti istituzionali evitino qualsiasi incontro con Reza Pahlavi e, qualora ciò avvenga, pongano con chiarezza la questione della sua mancata presa di distanza e condanna dei crimini commessi dal regime del padre.
- Come possa, mentre il popolo iraniano subisce le conseguenze della guerra, dei bombardamenti e di una grave crisi umanitaria, sostenere la prosecuzione del conflitto, vivendo egli stesso, insieme alla propria famiglia, in condizioni di sicurezza. E a chi rispondano i suoi consiglieri, che arrivano a raccomandare la distruzione delle infrastrutture civili.
- Per quale ragione i suoi sostenitori attacchino sistematicamente le forze di opposizione al regime e quale messaggio politico trasmetta tale comportamento, che rischia di replicare logiche repressive incompatibili con un autentico percorso democratico.
Il futuro dell’Iran deve essere determinato dal popolo iraniano, nel rispetto dei principi di libertà, democrazia e autodeterminazione, senza ingerenze esterne né ritorni a modelli autoritari del passato.