Oggi, assieme a molti colleghi della maggioranza e dell’opposizione, italiani e internazionali – più di 130 parlamentari d’Europa – ho firmato la lettera aperta promossa dal collega francese Benjamin Haddad e indirizzata ai membri del congresso americano affinché si sblocchino i finanziamenti sul quale sta insistendo, da giorni, il Presidente Biden in sostegno di Kiev. Perché l’abbiamo affermato solennemente nei vertici governativi atlantici e europei: difendere l’Ucraina, esattamente come difendere Israele, significa difendere l’Europa. Vincere queste due guerre significa salvaguardare l’esistenza e l’identità italiana, europea e occidentale. Non dobbiamo far l’errore di pensare che i due conflitti siano separati. Entrambi sono parte del grande disegno sovversivo e revisionista russo, iraniano e cinese.
Siamo in una settimana cruciale sia per le decisioni europee che per quelle del Congresso americano. Il Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre vede un ordine del giorno in larga parte focalizzato sul tema Ucraina, in continuità con quanto è emerso a livello dei parlamenti nazionali nell’ultima COSAC di Madrid del 26-28 novembre scorsi. Ma non vi sono solo tra i punti principali la risposta UE all’invasione russa o il bilancio da stanziare a lungo termine, bensì molto di più. Nei prossimi giorni l’Unione, e gli Stati Uniti, sceglieranno da che parte stare, e come comportarsi di fronte al moltiplicarsi continuo di conflitti e crisi, innescato dall’aggressione criminale di Putin lo scorso anno e che continua a infiammare il panorama geopolitico internazionale.
Dobbiamo esser consapevoli che oggi, più di ieri, l’aiuto e il sostegno nostro, e americano, sono urgenti e critici. È giunto ormai l’inverno, e con esso una nuova fase del conflitto russo-ucraino. Gli attacchi dell’esercito di Putin mireranno sempre più a distruggere risorse vitali per l’energia, l’alimentazione, gli ospedali, le scuole, usando armi iraniane, nordcoreane, probabilmente anche transitate e fornite dalla Cina. E ci sono purtroppo molte voci che stanno tornando a inneggiare alla possibile vittoria dello Zar, sia fuori che dentro i nostri confini. Ci sono anche alcuni “esperti” analisti che in questi giorni rilasciano interviste, in cui dichiarano sostanzialmente che Zelensky, il suo governo e il suo paese, sono ormai falliti, che non esiste più un piano di pace, che Biden è un Presidente sconfitto. Tali sentenze, provenienti da chi il 22 febbraio scorso aveva predetto che Putin non avrebbe mai invaso l’Ucraina, rappresentano certamente un incoraggiamento per la vittoria di Zelensky e del suo popolo.
Di fronte a queste miopi considerazioni, la linea del Governo Meloni e della maggioranza è netta, e ampiamente condivisa in tutti i Parlamenti nazionali dei 27 Paesi membri. Perché lo ricordo, non si tratta solo di finanziamenti e di aiuti. C’è di più. L’Ucraina ha già ottenuto lo status di Paese candidato, ma è sul processo di integrazione dei nuovi paesi, sull’allargamento che l’Unione si gioca la partita del futuro. L’Ucraina rappresenta il fulcro ma molti sono i tasselli che, se composti con strategia, diverranno un vero e proprio salto di qualità nel processo politico, economico e di difesa dell’Unione.
Siamo di fronte ad una guerra che non fa distinzione tra gli ex Paesi europei dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia o le nostre democrazie occidentali: è da tempo diffusa anche nel nostro territorio nazionale ed europeo. Sono ancora molti, troppi, coloro che mettono in discussione il sostegno e il supporto che per quasi due anni è stato tenuto nei confronti dell’Ucraina, e ancora troppo pochi coloro che comprendono che darla vinta a Putin significa, nel concreto, consegnare le chiavi della nostra libertà, non soltanto di quella ucraina, al tiranno russo.
Fondamentale quindi l’ampia partecipazione e le numerose firme alla lettera promossa dal parlamentare Haddad. Speriamo davvero siano un monito e un incoraggiamento per i colleghi americani a ricalcare la linea politica che sin d’ora è stata tracciata. Il popolo ucraino sta dimostrando, con la sua eroica resistenza, che un’alternativa alla sopraffazione e al crollo è possibile. Aiutiamo l’Ucraina, per aiutare anche l’Occidente. Difendiamo l’Ucraina perché difenderla significa anche difendere il nostro mondo occidentale libero, il nostro comune interesse europeo. Dobbiamo agire uniti e coesi contro chi usa ogni arma, militare, economica, sociale, digitale che sia, per destabilizzare il nostro vivere sociale, le nostre istituzioni democratiche e, soprattutto, la nostra libertà.
Giulio Terzi di Sant’Agata