“Ogni parola di questo rapporto è testimonianza del dolore di una vittima”.
Così Tamara Sujú (genevasummit.org) ha presentato presso la Camera il rapporto annuale 2023-24 sui crimini di lesa umanità in Venezuela (caslainstitute.org) a cura del Casla Institute (https://caslainstitute.org/).
Avvocata penalista venezuelana specialista in diritti umani, fondatrice di varie ong come Fundación Nueva Conciencia Nacional, Damas en Blanco en Venezuela e Fundapresos, Tamara Sulay Sujú Roa è esule nella Repubblica Ceca dal 2014. Il rapporto è stato presentato nel corso di Venezuela al voto tra pura e speranza (webtv.camera.it): evento che si è tenuto a Montecitorio il 2 luglio alla presenza di Fabio Porta, deputato rappresentante degli italiani in America Latina (fabioporta.com). Tamara Sujú ha pure ricordato come “il rapporto dell’Istituto Casla di quest’anno comprende sette capitoli che dimostrano il modo in cui la repressione sistematica e generalizzata contro civili e militari continua, e che l’inchiesta condotta presso la Corte Penale Internazionale per Crimini di Lesa Umanità in Venezuela dovrebbe avanzare con azioni contro la struttura criminale del regime”. “Maduro ha sommato alla lista di persecuzione nuovi detenuti, molti di loro torturati fisicamente e psicologicamente, includendo dirigenti politici, sindacalisti, direttori e membri di Ong, influencer sulle rete sociali, giovani attivisti, familiari di persone perseguite”. In più c’è la persecuzione contro decine di venezuelani in esilio, con ordini di arresto, segnalamenti e intimidazioni.
Come denuncia il rapporto, Maduro si è messo alla testa di questa repressione personalmente: non solo come comandante in capo delle forze armate, ma anche come capo dei due organismi di intelligence. La persecuzione e l’incarceramento di sette dirigenti e coordinatori partito di María Corina Machado, gli altri sei che hanno dovuto rifugiarsi nell’ambasciata argentina, le inabilitazioni anche della stessa Machado, l’attivazione contro l’opposizione del Plan Furia Bolivariana in questa analisi dimostrano la paura del regime: all’avvicinarsi di un evento come le presidenziali del 28 luglio, per cui quasi tutti i sondaggi prevedono per il presidente una sonora sconfitta, se si vota in modo pulito Il regime è arrivato a chiudere gli hotel e ristoranti per dove si è appoggiata María Corina Machado durante i suoi giri elettorali, come ha destituito sindaci di municipalità da lei visitate, e ha arrestato chi forniva apparati sonori e logistica.
Il rapporto denuncia le accuse presentate grazie a testimoni con chiari segni di tortura. La violazione continua di accordi stipulati dal regime con l’opposizione, come l’accordo di Barbados. Le risposte a autorità e governanti stranieri con linguaggio discriminatorio, osceno e offensivo. Intimidazioni e accuse le Ong dei diritti umani. Intimidazione, minacce, molestie e persecuzione contro i prigionieri politici e familiari. E “torture degne del Medio Evo”. Manette in metallo che stringono ai polsi causando molto dolore, e dove inoltre vengono applicate scariche elettriche alla vittima. Introduzione di oggetti appuntiti in aree dolorose. Frustate fino a far perdere la pelle o le unghie. Soffocamento. Scariche elettriche dopo aver bagnato le persone, o mentre sono legati a oggetti metallici. Rimozione delle unghie delle mani e dei piedi dopo avervi introdotto aghi o averle colpite con oggetti contundenti. Rimozione di denti costringendo le persone ad aprire la bocca per estrarli con una pinza mentre sono tenute con forza. Una vittima è stata torturata all’interno di un’ambulanza, dopo che le erano state fratturate due vertebre.
Sono state documentate anche torture psicologiche come la roulette russa o la simulazione di esecuzione. Ma soprattutto il dolore degli altri è una delle cose che più ricordano le vittime: come urlavano, come le sentivano piangere come chiedere aiuto agli altri. Due torturati hanno tentato il suicidio. È documentato lo stupro di un prigioniero politico militare; violenza di genere; lo schema del regime di infliggere un terrore sadico tra le vittime maschili, in particolare ufficiali delle Forze Armate. In almeno quattro casi c’erano ufficiali cubani a partecipare alle torture.
Maurizio Stefanini