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America Latina

Venezuela: l’irrefrenabile voglia di transizione, il ruolo di militari e comunità internazionale. Intervista ad Antonio Ledezma

Maurizio Stefanini Pubblicato 27 Luglio 2024
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Prima ancora del voto, una conseguenza un po’ a sorpresa delle elezioni venezuelane del 28 luglio è la rottura ormai completa tra il regime di Maduro e le sinistre latino-americane. “Perdonatemi se dico questo, perché non ho niente contro nessuno, ma sento che c’è una certa invidia contro Venezuela, Nicaragua e Cuba, e davvero mi dispiace. Perdonatemi se lo dico, compagni di altri Paesi, ma non è colpa vostra, ma di chi ha governato quei Paesi”, ha detto in tv il numero due del regime Diosdado Cabello. Dopo che Lula aveva risposto di essere “spaventato” al discorso di Maduro secondo cui, se perde le elezioni di domenica “sarà un bagno di sangue”, Maduro gli aveva risposto “prenditi una camomilla”. Quando poi l’ex-presidente argentino peronista Alberto Fernández si è visto negare l’ingresso come osservatore elettorale dopo avere detto in una intervista che “se Maduro perde deve ovviamente lasciare il potere”, anche la Colombia di Petro ha annullato la sua missione elettorale, dopo il Brasile. Lula sta mandando addirittura l’esercito al confine. Da tempo al calor bianco le relazioni con il cileno Boric, specie dopo che l’oppositore venezuelano Ronald Ojeda è stato sequestrato e ucciso in Cile da sgherri del regime. Per Cabello sono “invidiosi” del Venezuela. La realtà è che se Maduro resta al potere, dopo che già un quarto dei venezuelani se ne è andato, un altro terzo di chi è rimasto minaccia di fare lo stesso, con una ondata di profughi che rischia di destabilizzare tutta la regione. Ne parliamo con Antonio Ledezma. Classe 1955, già deputato, vicepresidente del Senato e governatore del Distretto Federale della capitale, nel 2008 Ledezma era stato eletto sindaco di Caracas. Ma il 19 febbraio 2015 fu arrestato dalla polizia segreta del SeBIN, con l’accusa di partecipazione a un fantomatico colpo di Stato. Dopo 1002 giorni di detenzione, il 17 novembre 2017 riuscì infine a fuggire. In esilio in Spagna, ha fatto parte di una delegazione che si è recentemente recata a Roma apposta per sensibilizzare e incidere sulla richiesta di osservazione internazionale in vista del voto (theglobalnews.it).

Ledezma, c’è speranza che Maduro ceda il potere se sconfitto, abituato com’è a non rispettare nessun accordo?

Il momento del risultato arriva sempre. Maduro è abituato a questi sfoghi. È vero che ha detto che non cederà il potere, ma quello che dice è una cosa, e quello che pensa il popolo venezuelano è un’altra cosa, come è un’altra cosa quello che accadrà il prossimo 28 dicembre (n.d.r: data dell’insediamento del nuovo presidente). Parafrasando Jorge Eliécer Gaitán (n.d.r.: leader liberale colombiano il cui omicidio nel 1948 portò alla guerra civile), potrei dire che il prossimo 28 luglio sapremo se il popolo governa, sapremo se il popolo ordina, sapremo se il popolo voterà e deciderà, o finirà per essere una massa di servi addomesticati. Noi ci aspettiamo dalla comunità internazionale la comprensione e la solidarietà che sono richieste in queste circostanze, ma la lotta definitiva la combatte il popolo all’interno del territorio nazionale. Sono i venezuelani che si stanno impegnando, stanno sacrificando le loro vite, stanno dando tutto il loro cuore per sconfiggere quella dittatura. L’ultimo sondaggio che avevo visto assegna, nella peggiore delle ipotesi, a Edmundo González il 59% e a Maduro il 19%. In altre parole, è una differenza abissale, perché non è più la lotta tra l’opposizione e il governo. È già una lotta del popolo unito, compresi quelli che erano chavisti, contro un presidente che non gode più di alcun tipo di appoggio popolare. Ciò che resta a Maduro sono guadagni illeciti e trucchi. La cattiva idea di commettere brogli o cercare di contenere un popolo con la spada e il fuoco. Non consideriamo questa frode praticabile perché nascondere un foglio in tasca non è la stessa cosa che nascondere un vantaggio di più di tre milioni di voti. In secondo luogo, il popolo venezuelano è consapevole che si sta cercando di defraudarlo. Ma succede qualcosa di molto curioso, cioè che invece di astenersi, invece di scoraggiarsi, le persone reagiscono dicendo: se hai intenzione di imbrogliarmi, allora voterò con ancora più ragione, ma mi preparerò anche meglio per difendere quel voto. Sono stato in contatto permanente con Caracas, per verificare come sta andando la questione dei seggi elettorali. Tutti i seggi elettorali sono coperti, e le persone siano pronte ad affrontare l’intenzione di truccare il risultato. Ciò che speriamo, quindi, è che Maduro approfitti del ponte che si sta costruendo per lui, di questo dialogo che ha ripreso con gli Stati Uniti, della volontà di María Corina Machado e Edmundo González che si realizzi una transizione pacifica, e non traumatica, affinché il Venezuela ritorni sulla via della stabilità politica; affinché ritornino i milioni di venezuelani che sono in esilio; affinché si cominci a dare soluzioni tempestive ai problemi finanziari, economici, salariali, valutari, alimentari, occupazionali e a quelli relativi ai servizi pubblici come acqua, elettricità, gas domestico, trasporti pubblici. Tutte emergenze per il governo transitorio che sarà guidato da Edmundo Gonzalez. Quindi, Maduro può essere sicuro che questo governo di transizione rispetterà i suoi diritti di persona, come qualsiasi altro venezuelano perché proponiamo un governo che rispetti lo stato di diritto, le istituzioni e i diritti umani, di chiunque si tratti.

L’esercito avrà un ruolo chiave, presumibilmente. Da un lato, una gran parte dei prigionieri politici, anche sottoposti a tortura, sono militari insoddisfatti. Dall’altro lato. Molti militari sono però coinvolti negli affari più o meno sporchi del regime.

Questo è appunto un fatto importante: la maggioranza dei prigionieri politici sono militari. Cosa ci dice questo? Che c’è malcontento nelle forze militari. Quando ricordiamo i militari che traggono vantaggio da affari sporchi, dobbiamo però ricordare anche che non tutti i militari trafficano con i dollari dell’Accademia; non tutti i militari sono legati al traffico di droga; non tutti i soldati sviluppano l’economia oscura del contrabbando di benzina e di cibo, non tutti i soldati sono responsabili della tortura. È solo una minoranza. Le Forze Armate sono composte da migliaia di cittadini, soldati, ufficiali, sergenti, tenenti, sottotenenti, capitani, maggiori, colonnelli che non ricevono quel tipo di beneficio di cui gode quella minoranza. Pertanto, sia María Corina Machado che Edmundo hanno fatto appello all’articolo 328 della Costituzione (venezuela.justia.com) e al messaggio che inviamo ai militari di non effettuare un colpo di stato. ma piuttosto di fare in modo che si rispetti il voto che il popolo venezuelano esprimerà il 28 luglio. Il padre della patria Bolívar diceva: “maledetto il soldato che dirige le sue armi contro il popolo”. Quello che chiediamo ai militari è che non permettano a Nicolás Maduro, con un gruppo che disonora le Forze Armate Nazionali, di reprimere nel sangue la lotta del popolo venezuelano per difendere la vittoria elettorale.

Ciò che ha fatto pochi giorni fa è stato appunto di promuovere qualche decina di generali. Le Forze Armate venezuelane hanno più generali di tutta a Nato…

Maduro ha tanti generali e alti ufficiali, ma non ha voti. Parliamo di 4.000, 5.000, 6.000 persone, su un complesso di 21 milioni di elettori, Non ha neanche il voto dei ranghi medio-bassi. Chi sono i soldati del Venezuela? Gente del Paese che quando torna a casa sa che non c’è corrente perché manca l’energia. Gente del paese che, se compra una moto o un’auto, non ha modo di metterci la benzina, perché non c’è carburante nel Paese che possiede le più grandi riserve di petrolio al mondo. Anche i soldati, i militari, sono genitori, sono figli, e sanno che il loro stipendio non basta loro, affatto. Ci sono soldati a cui vengono dati due giorni liberi a settimana in modo che possano uscire per le strade e fare qualsiasi piccolo lavoro per integrare le loro entrate insufficienti. I primi interessati a porre fine a questa catastrofe umanitaria sono i militari venezuelani, ed è ciò che speriamo accada il 28 luglio. È Maduro, che deve prepararsi a fare la valigia e lasciare il potere, con la garanzia che i suoi diritti di essere umano non verranno violati.

Ha pure detto che Cina, Russia e Iran lo difenderanno…

Sono gli stessi alleati che i Kirchner avevano in Argentina, e hanno dovuto cedere il potere a Milei. Gli stessi alleati che Rafael Correa aveva in Ecuador, e hanno dovuto cedere il potere a Noboa. È un asse del Male che cerca di mantenere il Venezuela come una pedina da muovere sullo scacchiere geopolitico per ostacolare e minacciare gli Stati Uniti e l’Occidente. Ora hanno mandato anche navi da guerra, ma quelle navi da guerra hanno munizioni; non voti.   La lotta non è con le munizioni o con i missili, ma con i voti, e la stragrande maggioranza dei voti andrà a Edmundo González e a María Corina.

È però già successo che l’opposizione abbia vinto le elezioni per l’Assemblea Nazionale. E Maduro le ha tolto i poteri con un colpo di Stato, reprimendo poi la protesta nel sangue.

Questa non è una lotta facile, è una lotta molto impegnativa. Però abbiamo imparato da quelle lezioni. Quei colpi che ci ha dato la dittatura non sono stati inutili, ed è per questo che stiamo prendendo tutte le precauzioni. Ci stiamo preparando, ci stiamo organizzando e ci stiamo mobilitando.   È impossibile per Maduro invertire il vantaggio che González Urrutia ha.  Chiediamo quindi al mondo di osservare, per sostenere la vittoria clamorosa che Edmundo González otterrà il 28 luglio. Se Maduro cercherà di rimanere al potere, il Venezuela continuerà ad essere una base del traffico internazionale di droga.  E se ora vediamo 8.500.000 venezuelani all’estero, l’immigrazione venezuelana aumenterà. E ciò avrà ricadute su Brasile, Colombia, Stati Uniti, e anche Europa.

Maurizio Stefanini

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Maurizio Stefanini 27 Luglio 2024
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da Maurizio Stefanini
Giornalista e autore di numerosi saggi, si occupa di politica estera e in particolare di America Latina
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