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America Latina

Venezuela, elezioni e un Paese al bivio. Intervista a Dinorah Figuera, presidente dell’Assemblea Nazionale legittima

Maurizio Stefanini Pubblicato 26 Luglio 2024
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Il 6 dicembre 2015 alle elezioni politiche l’opposizione venezuelana ottenne 112 dei 167 seggi all’Assemblea Nazionale. Era una maggioranza qualificata che ai sensi della Costituzione avrebbe potuto costringere il presidente Nicolás Maduro a una coabitazione alla francese con la Mesa de la Unidad Democrática (MUD) , concordando la nomina del vicepresidente capo dell’esecutivo. Ma Maduro fece invece un golpe istituzionale, togliendo alla Assemblea Nazionale i suoi poteri, e poi reprimendo con ferocia le relative proteste popolari: in due anni ci furono quattro volte più vittime della repressione che non nei 17 anni del regime di Pinochet. Ritenendo che le successive elezioni si fossero tenute in un clima di illegalità, alla sua scadenza quella Assemblea Nazionale decise di prorogarsi, e continua a funzionare dall’esilio. Attuale presidente ne è Dinorah Figuera (es.wikipedia.org), che ha fatto parte di una delegazione di oppositori che è venuta in visita a Roma in vista delle prossime presidenziali del 28 luglio (theglobalnews.it). Qual era l’obiettivo della visita?

 “Obiettivo fondamentale di questa delegazione, composta da attori della vita politica venezuelana in esilio e rappresentanze istituzionali, è quello di sensibilizzare e incidere sulla richiesta di osservazione internazionale in vista delle prossime elezioni presidenziali del 28 luglio. Oggi il Venezuela è diviso tra ciò che è autoritarismo e dittatura e la lotta di alcuni attori e di una popolazione che vuole cambiare. Il popolo chiedeva che ci fosse un candidato eletto dalle primarie e che ci fosse unità. La popolazione è stata interpellata, ha scelto María Corina Machado, ed è poi scesa in piazza per difendere la sua designazione. Ma il regime non ha permesso la sua candidatura, e neanche quella della sua sostituita Corina Yoris. A quel punto però è stato possibile candidare Edmundo González Urrutia. Adesso sosteniamo questo candidato unico e chiediamo all’osservazione internazionale di accompagnarci sulla base del rispetto dello Stato di diritto, del potere del voto, della volontà politica, della volontà elettorale del popolo di fronte al voto, perché siamo di fronte a un regime che non vuole perdere le elezioni né perdere il potere. Tanto è che abbiamo addirittura classificato la possibilità di una frode elettorale in tre tempi. Frode prima delle elezioni, quando ad almeno quattro milioni di venezuelani non è permesso di registrarsi per votare all’estero, Frode durante le elezioni: sono stati cambiati i centri di votazione, sono stati cambiati i nomi delle scuole dove votare, si è generato un abuso di potere utilizzando le risorse statali per la campagna elettorali del governo. Frode dopo le elezioni: la popolazione vuole votare in massa per un cambio, ma Nicolás Maduro fa intendere di voler ignorare la volontà del voto.

Maduro però l’osservazione internazionale non la vuole. Ha impedito anche quella dell’Unione Europea (theglobalnews.it)….

Per noi era appunto essenziale che ci fosse l’Unione Europea, che ha sempre spinto per una soluzione elettorale. Per questo sapevamo che ci voleva una unità forte, o sennò l’attenzione internazionale sarebbe stata distolta da altre emergenze internazionali, come l’Ucraina. Senza unità, siamo condannati a perdere. Una leadership seria come quella di María Corina ha generato una spinta al cambio, e per questo è stata necessaria la grande mobilitazione delle primarie. Nei confronti dei partiti politici ormai i venezuelani erano confusi, un po’ per il modo in cui Maduro li ha squalificati promuovendo ai loro vertici leadership collaborazioniste e un po’ per stanchezza.  Grandi leader sono stati costretti in esilio,  le sigle tradizionali hanno perso significato. Per il modo in cui Maduro si è concentrato sulla distruzione della struttura dei partiti politici, dei sindacati, dei rappresentanti e dei leader sociali e studenteschi, di tutto ciò che poteva rappresentare un’organizzazione, solo tre sigle sono rimaste a rappresentare il candidato Edmundo González Urrutia. La maggior parte del partiti che rappresentavano l’opposizione sono stati inabilitati. Ma anche Unidad rischia di essere inabilitata. Restano Un Nuevo Tiempo e il Movimiento por Venezuela. Siamo concentrati in questo momento nel cercare di garantire che ci siano elezioni in una situazione che ci è avversa dal punto di vista della mancanza di garanzie, ma forti per il  sostegno di un popolo che ha deciso di cambiare.

Intanto Maduro ha ripreso i negoziati con gli Stati Uniti. Ma Maduro è un personaggio che non ha mai rispettato nessun accordo.

 Mentre l’opposizione ha fatto tutto il possibile per rispettare gli Accordi di Barbados. Ma Maduro non li ha rispettati, così come non ha rispettato altri accordi. Ovviamente gli Stati Uniti stanno cercando di negoziare il processo democratico attraverso la revoca delle sanzioni. Anche l’Europa ha provato a revocare le sanzioni contro Elvis Amoroso, presidente del Consiglio Nazionale Elettorale. Ma il regime ha rifiutato la revoca solo per lui, ponendo la condizione che la Ue revocasse tutte le altre sanzioni a esponenti del regime perché le fosse consentito di inviare una missione per osservare le elezioni. È stata però importante la posizione assunta dal presidente brasiliano Lula e dal presidente colombiano Petro perchè dopo aver bloccato le candidature di María Corina Machado e di Corina Yoris Maduro non bloccasse anche quella di Edmundo González Urrutia.

Sì. Dopo averlo a lungo sostenuto adesso anche vari leader della sinistra latino-americana sembrano essersi stancati di Maduro. Con varie sfumature probabilmente. Il cileno Boric sembra sinceramente indignato contro il suo autoritarismo (theglobalnews.it). Petro è un po’ più ambiguo. Lula forse è arrabbiato perché nel dire che Maduro era “vittima di una narrazione” gli suggeriva però a sua volta di muoversi per cambiare immagine, e invece Maduro non gli dà retta.

Anche l’ex-presidente uruguayano Mujica, grande protagonista sulla scena politica, ha preso una posizione molto forte sulla necessità di libere elezioni in Venezuela.

Mujica, come Boric, sembra effettivamente muoversi per convincimenti morali. Lula e Petro sono più ambigui.

Lula dice: “quando non mi hanno permesso di candidarmi ho indicato un altro candidato”. Ha suggerito a María Corina Machado di fare lo stesso. Lo ha fatto, ed hanno cassato anche Corina Yoris. Allora Lula ha protestato.

I due terzi dei sondaggi che sono stati fatti indicano grandi vittorie per il candidato dell’opposizione. Gli ultimi due gli assegnano il 55,2 e addirittura il 71,9% dei voti. Ma il terzultimo gli dava ad esempio invece il 29,06, e il 51,74 a Maduro. Ed è una delle rilevazioni che danno Maduro vincitore che è ora rimbalzata sulla stampa italiana. Come possono essere possibili discrepanze del genere?

Ci sono alcune società di rilevazioni che sono strettamente collegate al regime, anche con interessi economici. Ad esempio, una che ha dato a Maduro il 54,2% è Hinterlaces. Il suo presidente è Oscar Schemel. È stato deputato chavista ed ha un programma su Globovisión. Mette in giro sondaggi ridicoli e spudorati, che non hanno la minima credibilità. La maggior parte degli studi più seri indica chiaramente la volontà e la determinazione della gente per un cambio, rappresentato dalla candidatura di Edmundo González Urrutia e dalla leadership di María Corina Machado (theglobalnews.it/).

Sono comunque sondaggi che sono rilanciati dalla stampa internazionale e che accreditano l’intenzione espressa da Maduro ai militari di non voler mai consegnare il potere alla opposizione.

 Sì, lo ha appena detto con una spada in mano che non darà quella spada a nessuno. Questa è una rappresentazione di abuso di potere, la rappresentazione di un uomo che non è disposto a cedere le elezioni (www.theglobalnews.it ). Ma abbiamo anche riferimenti storici latinoamericani di regimi che non erano disposti a cedere il potere. Ma le dittature non sono eterne. Come dice María Corina, Maduro si trova in un momento che rappresenta una rottura, e cerca di reagire mostrando spavalderia, anche copiando la campagna di Edmundo González. Ha sequestrato media, ha sequestrato le persone che mostravano la sua affinità con la leadership di Edmundo González e María Corina. Toglie ai più poveri, ai più umili. Se María Corina mangia in un ristorante, chiude il ristorante (theglobalnews.it ). Se mangia empanadas, chiude la vendita di empanadas. Ma così credo che si stia distruggendo ogni ulteriore possibilità di sviluppare ulteriori discorsi con i venezuelani (theglobalnews.it ). Certamente c’è stato un tempo in cui in Venezuela c’è stata polarizzazione. Fino a una quindicina di anni fa. Poi l’opposizione ha iniziato a essere maggioritaria. Ma adesso la popolazione accompagna María Corina senza più paura (theglobalnews.it ). Maduro ha distribuito benzina gratis in modo che la gente potesse andare a fare campagna per lui, e la gente gli dice in faccia: con la benzina che mi hai regalato sto accompsgnando María Corina. La gente ha perso la paura, e vuole un cambio. E ormai non possono più fermare il popolo (theglobalnews.it ).

Ma è possibile che Maduro accetti il risultato? Quando perse le altre elezioni fece un colpo di stato contro l’Assemblea Nazionale…

Sono gli stessi dubbi che abbiamo noi, e Maduro ha anche una pendenza presso la Corte penale internazionale (theglobalnews.it ). La loro leadership è consapevole di ciò. Ma c’è un elemento molto importante che è il negoziato. María Corina e Edmundo González hanno dimostrato, e per noi è molto importante, la loro disposizione affinché ci sia un negoziato che si concluda in pace e con giustizia, con un processo di transizione. Saranno fondamentali le persone per bene che si sono nelle Forze Armate.

E infatti in questo momento contro i militari non conformi la repressione è particolarmente forte (theglobalnews.it).

Sì, ci sono più di 300 prigionieri politici, e la maggior parte di loro sono militari.

Anche quello che è stato ucciso in Cile (theglobalnews.it).

 Ma qui bisogna notare un altro elemento. Con Maduro non siamo tanto di fronte a un regime autoritario, quanto a un regime narcotrafficante (theglobalnews.it ). Io sono state eletta nello Stato di Aragua, e una organizzazione come El Tren de Aragua è la proiezione del regime di Nicolás Maduro  verso l’internazionalizzazione di uno schema delittivo per due elementi fondamentali: mettere la criminalità internazionale al proprio servizio e creare il caos per alcuni Stati o Paesi. La gente prima non ci credeva, ma un elemento del Tren de Aragua è stato appena preso in Spagna, e il caso del Cile è molto grave perché si tratta di una persona che godeva di protezione internazionale in quanto rifugiato dal Venezuela. Lo uccidono e lo seppelliscono, cioè usano un meccanismo molto specializzato, nel senso del loro crimine.

Come ai tempi dell’Operazione Condor, con cui negli anni ’70 le dittature militari di destra colpivano gli oppositori in esilio.

Esattamente. In Spagna, dove sono richiedente asilo politico, era difficile che la gente credesse a una crisi umanitaria così complessa. Ma nel 2017 la polizia spagnola è arrivata a arrestare Nervis Villalobos, già viceministro dell’Energia Elettrica del chavismo, come uno dei casi più emblematici  della corruzione del regime di Nicolás Maduro. Ma non l’unico: dall’infermiera di Chávez che è diventata tesoriera e milionaria da un giorno all’altro a ex-responsabili della Pdvsa come Rafael Ramírez e Tareck El Aissami.

Inquisendo i quali il regime ha ammesso di aver messo mano a delinquenti la società petrolifera da cui dipende il Venezuela….

 Ha ammesso che sono stati rubati almeno 21 miliardi. Ma pensiamo a quando Chávez in diretta tv indicava edifici e ordinava: espropriare! Espropriare!  Guarda quell’edificio, oh, quanto è bello: espropriare!” Queste società così colpite hanno avviato azioni legali contro la risorsa più importante del Venezuela. E adesso il regime sta cercando di usarlo come elemento per distogliere l’attenzione dalla loro responsabilità per la loro corruzione.

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Maurizio Stefanini 26 Luglio 2024
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da Maurizio Stefanini
Giornalista e autore di numerosi saggi, si occupa di politica estera e in particolare di America Latina
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