È recentissima la notizia della consegna statunitense di missili per i sistemi Patriot – fondamentali per intercettare e distruggere i missili nemici in arrivo – all’Ucraina. Centinaia di missili prodotti negli USA, e precedentemente impegnati nella difesa israeliana, sono stati trasferiti in Polonia e successivamente consegnati all’esercito ucraino.
L’operazione è stata accolta con entusiasmo dal Presidente Zelensky. Si tratterebbe di 90 missili per batterie Patriot made in the USA, un’importantissima fornitura militare per Kiev. L’esercito israeliano ha ufficialmente dichiarato che, avendo sviluppato negli anni sistemi di difesa propri e ancor più efficaci, non ne aveva più bisogno. Gli armamenti sono quindi stati restituiti agli americani che hanno deciso la nuova destinazione.
Non resta quindi che dedurre che questa sia di fatto la prima fornitura di armi della nuova amministrazione Trump all’Ucraina. In molti probabilmente ne sono sorpresi, ma non lo può essere chi – nell’analisi della strategia trumpiana – ha colto il significato di una parola chiave: deterrenza. Non si deve dimenticare l’imprinting trumpiano. È una mente imprenditoriale. Con un avversario forte, fin dall’inizio si presenta aggressivo per poi dopo, al momento giusto, chiudere l’accordo. È una strategia simile a quella che Reagan adottò con l’Urss.
Oggi Trump sa che la chiave di tutto risiede proprio nella deterrenza, ossia nella capacità di premere, di far salire al massimo la pressione sull’avversario e poi allentare la presa. Il Presidente Biden – nonostante abbia sempre spinto gli alleati ad ulteriori invii di armi – non è stato tempestivo negli aiuti a Kiev. Federico Rampini sul tema, in un recente articolo, parla addirittura di utilizzo del contagocce da parte della scorsa amministrazione.
Il Presidente Trump non smentisce e non rivendica la scelta di questo invio di forniture all’Ucraina ma è anche questa una mossa precisa: vuole rapidamente chiudere il conflitto tra Mosca e Kiev ma di certo il come verrà chiuso sarà significativo. Gli Stati Uniti ne dovranno uscire a testa alta, da grandi mediatori. Il Presidente Putin, al tempo stesso, non dovrà capitolare, non dovrà perdere la faccia. Sarebbe un brutto segnale anche per Washington. Affinché ciò possa accadere, occorre da subito aumentare le tensioni e poi soltanto al culmine stemperarle e trattare. Con questa prima fornitura a Kiev, siamo entrati nella fase 1: massima pressione militare, economica, sociale sulla Russia.
Ottavia Munari