È stato recentemente pubblicato il quinto rapporto dell’ODIHR, l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani, tra i principali organi dell’OSCE – Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Il documento – in continuità con il precedente – esamina le violazioni del diritto internazionale in Ucraina a seguito dell’aggressione militare russa.
Dopo quasi due anni e mezzo di guerra, l’impatto del conflitto sui diritti umani della popolazione civile continua ad essere drammatico. Attraverso nuovi resoconti e testimonianze dirette, il Rapporto conferma ulteriormente il completo spregio del diritto internazionale umanitario delle forze della Federazione Russa. Vi sono, per altro, evidenze che tali violazioni potrebbero configurarsi come crimini di guerra o crimini contro l’umanità.
Il dramma umanitario enorme a cui ormai da tempo stiamo assistendo, che vede la popolazione civile ucraina usata da Putin come bersaglio, è divenuto negli ultimi mesi ancor più evidente. L’escalation di attacchi su larga scala in Ucraina sta aumentando non soltanto le vittime civili – inevitabile non rivolgere il primo pensiero al recente bombardamento dell’ospedale a Kiev e ai bambini malati oncologici nelle strade della capitale – ma anche notevolmente elevando i numeri di casi di tortura e altri tipi di crimini su prigionieri di guerra, detenuti, semplici cittadini ucraini nelle aree controllate dai russi. Non vi è solo l’obbiettivo di provocare gravi danni alle infrastrutture civili, o conquistare territori, parallelamente a tali azioni criminali l’esercito russo moltiplica sui civili le sofferenze.
Entrando nel dettaglio, dal 24 febbraio 2022, l’ODIHR – attraverso il monitoraggio a distanza, nonché alle informazioni fornite dalla Federazione Russa e dall’Ucraina e dalla società civile – ha svolto oltre 400 interviste approfondite con sopravvissuti o testimoni. Quest’ultimo rapporto si basa su 87 testimonianze, raccolte tra il 1 dicembre 2023 e il 31 maggio 2024. Le questioni specifiche evidenziate riguardano le privazioni arbitrarie della libertà, le sparizioni forzate, torture, maltrattamenti e violenze sessuali nonché i diversi tentativi “amministrativi” di alterare lo status dei territori nelle aree ucraine ad oggi sotto il controllo delle autorità russe.
Quanto rilevato tristemente conferma quanto, da tempo, viene denunciato a livello internazionale o – se penso alla disumana deportazione di bambini ucraini in atto da parte dell’esercito russo con l’aiuto del regime bielorusso di Lukashenko – dallo stesso Parlamento italiano. Proprio sui bambini, l’ODIHR ha riportato, per esempio, che le autorità di occupazione hanno minacciato famiglie – nella regione di Zaporizhzhya e di Kherson – di allontanamento dai propri figli se questi non fossero stati mandati in una scuola russa. Così come sono stati rilevati – sempre nei territori controllati dai russi – cambiamenti gravi e sistematici relativi all’istruzione: l’imposizione del programma di studi della Federazione Russa nelle scuole e l’educazione militare-patriottica per i bambini in età scolare. Una vera e propria russificazione.
Anche per quanto riguarda arresti e torture, il quadro è allarmante. L’ODIHR riporta nello specifico il caso di un civile arrestato nella regione di Kiev che – secondo le informazioni in possesso dei genitori – è stato prima trasferito in un centro di detenzione in Bielorussia, poi in un territorio occupato e, ad oggi, si trova nella Federazione russa. Non si hanno sue notizie dal gennaio 2024. Questo è un caso, ma di così simili se non identici purtroppo temiamo ve ne siano molteplici. Per non parlare delle tante prove di sofferenze inflitte ai cittadini ucraini detenuti a vario titolo, torture diffuse e sistematiche comprese quelle sessuali. Anche qui, i dati emersi sono spaventosi. Il rapporto conferma di fatto il numero significativo di vittime di sesso maschile e, in generale, le modalità attuate dai russi tra minacce di stupri, violenze, nudità forzata e altre torture. In particolare, l’ODIHR ha raccolto informazioni relative a 30 distinti episodi di violenza sessuale da parte di 21 testimoni (e dei 30 casi riportati, sette erano diretti contro donne, 23 contro uomini).
Non si può non rilevare, in tale contesto, il fondamentale apporto della risoluzione promossa dalla Sen. Susanna Campione, approvata all’unanimità recentemente proprio dall’OSCE, che condanna l’uso della violenza sessuale sulle donne come arma di guerra nelle zone di conflitto. Inoltre, lo scorso 12 aprile la senatrice Campione, in occasione del convegno “La violenza sulle donne come strategia di guerra – I casi Israele e Ucraina” a cui ho avuto il piacere di partecipare, ha annunciato il disegno di legge a sua prima firma che delinea il reato di violenza sessuale contro le donne come arma di guerra come crimine universale. Dopo l’esame in Commissione Giustizia del Senato, è auspicabile che il disegno di legge sia presto approvato dal Parlamento.
Ciò che emerge dal rapporto ne conferma la grande rilevanza. Il documento condanna senza sé e senza ma le azioni dell’esercito russo, così come l’illegalità della “annessione” dei territori occupati dalla Federazione Russa. Lo fa riportando storie reali, agghiaccianti, indiscutibili.
L’ODIHR invita tutte le parti nel conflitto al rispetto del diritto internazionale, in tutte le sue dimensioni, da quella umanitaria a quella militare. Ha di fatto svolto un lavoro nel segno dell’accuratezza e dell’oggettività: per chi persegue con fermezza la volontà di essere intransigente in materie così fondamentali come i diritti umani sono due punti cardine. Proprio in tale ottica, il direttore dell’ODIHR, Matteo Mecacci, ha dichiarato di voler continuare a “monitorare questi abusi”, ponendo così l’ufficio (ODIHR) e in generale l’intera organizzazione (OSCE) in una posizione sempre più autorevole per accertare e sanzionare le violazioni del diritto internazionale e garantire una giustizia per tutte le vittime.
Ma la forza di tale rapporto risiede soprattutto, come anticipato, nel suo drammatico realismo: leggere le testimonianze dei singoli, di quanto la guerra in Ucraina iniziata dalla criminale aggressione russa di fatto stia lacerando la popolazione civile, è importantissimo. Perché ogni singola violazione è inaccettabile. Nessuna circostanza può divenire una giustificazione.
La tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, sono vietati dai Paesi dell’OSCE e, naturalmente, dal diritto internazionale vigente. Tutte le parti coinvolte in un conflitto armato devono agire in linea con il diritto internazionale e nel pieno rispetto dei diritti umani, perché non vi è cosa più brutale degli attacchi indiscriminati contro civili inermi.